Viaggiare significa calarsi il più possibile nella realtà che si incontra. Lasciarsi guidare dalla curiosità. E seguire un filo. Quando viaggio mi lascio guidare dal caso, dagli incontri fortuiti e dall’imprevisto”. Stralcio dell’intervista a Tiziano Terzani sul magazine “Vita-non profit” del 2002.
Il viaggio in un qualsiasi deserto è sempre un’avventura unica, ma ogni deserto ha le sue peculiarità e, sebbene a prima vista, tutto possa apparire uguale o simile, i deserti sono diversi tra loro. Celano infinite diversità.
Wadi Rum. Giordania. Medio Oriente. Uno Stato, un Paese, una Nazione. Una sensazione tutta da scoprire dall’inizio del viaggio alla fine. E anche oltre.
Il paesaggio del Wadi Rum è uno dei più incredibili di tutto il Medio Oriente. Si trova in una serie di faglie che formano delle vallate nel deserto sabbioso a sud delle montagne di Shar. Montagne di granito, basalto e arenaria che raggiungono gli ottocento metri. Sono l’ombra stessa del deserto.
Contrariamente a quanto si pensi, questa regione, nonostante sia arida e assolata, è popolata. E non solo dai beduini che si accampano con le proprie tende nomadi, ma da piccoli villaggi e paesini dall’aspetto moderno. In effetti, nei siti circostanti l’acqua non manca.
Il Wadi Rum va osservato da vicino per capire che il deserto non è mai solo ciò che mostra. Qui, si trovano numerose incisioni nella roccia lasciate da popoli antichi, iscrizioni tamudiche, tipiche di una tribù legata a quella dei nabatei.
Un’antica mappa della zona, un tempo celata, scolpita nella roccia, è stata scoperta da un docente italiano, durante un’escursione, grazie ad un terremoto che l’ha resa visibile.
Lawrence d’Arabia, agente segreto, militare e scrittore britannico, uno dei capi della rivolta araba, definiva la terra del Wadi Rum: “vasta, echeggiante, divina”. Lo stesso film “Lawrence d’Arabia” è stato girato qui negli anni Sessanta.
Per raggiungere il Wadi si attraversa un paesaggio secco in mezzo al quale passa la ferrovia. E’ un unico binario che collega le miniere di fosfati al porto di Aqaba. E’ impressionante notare, in mezzo al nulla, una ferrovia.
L’ambiente è suggestivo. Naturalmente beige. Roccioso, brullo e sabbioso. Il caldo è eccessivo, nella stagione estiva. Schiaffeggiante. Non consente di fare nulla e il deserto, sotto il sole cocente, è implacabile. Si rende preferibile attendere il crepuscolo o l’alba per visitarlo.
Chilometri di sabbia, rocce, pochissima vegetazione sotto forma di pianta e dune su cui far correre le auto – ovviamente fuoristrada – come fossero giostre. Sembra di guardare un film dall’interno.
E la scenografia ricorda un paesaggio quasi lunare. Il terreno è ocra intenso, le rocce assumono le forme più svariate. Sembrano prender vita. Alcune, nel corso dei decenni, subiscono mutazioni di aspetto. Si “piegano” al vento, levigandosi, ammorbidendosi al suo cospetto. Sono rocce sono da lontano, ma da vicino, al tatto, sono velluto, petali di fiori, lisce come la pelle di un neonato.
I cammelli vagano liberi e alcuni sono marchiati perché appartengono alle famiglie giordane locali.
La sera, nel deserto, di solito i giordani preparano un piatto della loro tradizione. Cucinato sotto la sabbia. All’interno di una pentola posta in una gabbia e interamente sotterrata. Carni e patate. Il sapore non rammenta alcuna delle nostre pietanze occidentali. La carne è tenera e le patate sono affumicate al punto giusto. Hanno il sapore della terra, ma non intesa come granelli di polvere o sabbia, quanto di Terra con la T maiuscola. Di madre Terra.
Il deserto di notte è fresco. Meravigliosamente fresco. Suggestivo e, forse ancora più morbido. La sabbia è piacevolissima da calpestare, sembra quasi di camminare sul velluto, ma leggero come la seta. L’ambiente è una sorta di dipinto in chiaroscuro, rilassante allo sguardo.
La luna si adagia sulle dune creando ombre grigie e ciò che , il sole forte della giornata, ha impedito di osservare, la notte con la sua calma, la luce delle sue stelle, rende possibile scorgere.
I deserti non sono uguali tra loro. E, persino il medesimo deserto è diverso dal giorno alla notte. E’ uno scrigno.





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Grande Monica, anche questo tuo bellissimo articolo e’ stato segnalato su Trivago!
http://www.trivago.it/aqaba-city-85038/monumento-naturale/-920467/recensione-e484846
Ciao Fabila, grazie a te per l’attenta lettura. Mi auguro che Il Reporter, attraverso gli articoli pubblicati, possa fungere sempre da spunto e il nostro direttore ha fortemente voluto questa versione ultima del sito in cui è possibile inserire i commenti proprio per dialogare con i lettori e “ascoltare” i preziosi consigli. Buona giornata e ancora grazie.
il mio desiderio sarebbe di tornarci. E’ meraviglioso!!
Anche il mio, Maurizio. Speriamo di tornarci presto e grazie di leggere il Reporter.