Un tuffo fra ondate di cultura e rispetto per l’ambiente. Un caldo abbraccio che rallenta la frenesia dei tempi moderni. Un leggiadro pedalare fra i vialoni imperiali un tempo solcati da sontuose carrozze e magnifici cavalli bianchi. Sogno o son desto? Con un fiore nascosto fra le mani, sono a zonzo per Vienna.
Dall’ultima volta che capitai in questa magnifica città, non sono esagerato nel dire che son passate almeno un paio (e forse più) d’esistenze. Un lungo viaggio in macchina che mi portò dalle pendici montuose del Cadore (BL) ai verdi spazi “stranieri”, passando per la piccola Lienz, e quindi puntando diritti alla capitale austriaca.
Questa volta inizio il mio viaggio con la complicità dell’oscurità. Un treno notturno che mi porterà, insieme a tanti sconosciuti compagni di viaggio, verso la bellissima Wien (in tedesco), città il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Raggiunto con qualche difficoltà (causa inesistente senso dell’orientamento) un’economica stanza poco lontana dal centro, me ne esco quasi subito portandomi dietro block note, macchina digitale caricata al massimo, e una terzanesca bibliotechina. La giornata è calda. I sandali (senza calze) che in Italia avrei potuto sfoderare tra almeno un mese, qui sono già ai miei piedi.
Non sono a Vienna da neanche un’ora, che mi sembra di ricordare ogni dettaglio. Noto con incredibile stupore il poco fracasso nella città. Vista la mia cultura d’origine, difficile non osservare un simile particolare. Cammino, ed è un continuo rimanere abbagliato (aldilà della bella giornata).
Un cordiale ufficio turistico locale mi indica la strada più facile per raggiungere l’Holfburg, l’antico centro del potere austriaco per più di sei secoli. Una macabra nota riguarda questo magnifico edificio. Fu qui che il dittatore Adolf Hitler proclamò l’Anschluss (l’annessione dell’Austria alla Germania) nel 1938.
Arrivato poi nell’immenso palazzo di Schönbrunn (situato a Hietzing, nella periferia ovest viennese), penso che ci passerò almeno un paio d’ore. Come tante formichine, i moltissimi turisti si godono le bellezze di quella che un tempo (dal 1730 al 1918) fu la sede della casa imperiale d’Asburgo.
Dopo tanto vagare, la pancia reclama. Pur essendo “sposato a doppia mandata” alla cucina italiana, non ho problemi a concedermi qualche lussuriosa scappatella con la forchetta austriaca. Specialità come il gulasch, la croccante e dorata schnitzel (cotoletta), per poi passare alle delizie dolciarie, su tutti la torta Sacher e l’inimitabile Apfelstrudel, mi saziano a dovere.
Rieccomi in treno. Con le labbra che stanno in piedi da sole.





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