Una lumiera a forma di lanterna. Acquerelli sulle pareti macchiate, un tappeto liso. Due bicchieri fragili, ornati di oro rosso. La polvere, i vetri rotti, la carne con cipolla che sfrigola sul fuoco. Le lunghe dita di Guy che accarezzano il cucciolo di pastore tedesco. Il racconto e il benvenuto nel sobborgo di Tel Aviv.
Il suo modo di guardare alla terra promessa da lui non voluta, e a quella di nonni ai quali nessuno sembrava averla promessa, ma che comunque desideravano. La consapevolezza, e un senso di segreta disperazione per una terra data. E una tolta.
Una parola che in Israele sembra sconosciuta è “distensione”. Un perdurante pessimismo, ancorato sempre più allo stato di tensione, caratterizza costantemente la vita del piccolo stato. Tra luci e ombre. Tra attese ed errori.
L’abitudine alla guerra scandisce il ritmo delle giornate, sui volti della gente traspare un ricordo, un lutto, un’immagine tragica e la dinamicità con cui possono susseguirsi i fatti, oramai, non sorprende più.
Tel Aviv, aereoporto Ben Gurion. Piccolo, ordinato, la porta di uno stato sospeso da sempre ma con radici profonde. Parvenza occidentale in un mondo orientale. Gruppi di pellegrini ebrei e cristiani provenienti dagli U.S.A., Spagna, Sud Africa procedono alle attente operazioni di sbarco.
Emozione legata alla propria origine, uno stesso ceppo, quello di Abramo, curiosità di chi fa una visita al museo, Nazareth, Betlemme, Gerusalemme e poi comunque torna a casa. Sembra impossibile ma è difficile accorgersi degli incidenti quotidiani della vita in Israele.
Il fascino del viaggio, accompagnato dalla presenza religiosa prevaricano la percezione sottile di qualcosa che vibra lungo i vicoli a sud di Tel Aviv o tra le case dell’antica Jaffa, sede dell’intellighentia ebraica, dove artisti e scrittori abitano e lavorano tra le pittoresche stradine affacciate sul mare.
Del Golan, di Gaza, della Galilea non se ne parla nemmeno. Non si accorgeranno del conservatorismo e dell’integralismo religioso in una terra che sa di Islam. E la meta ambita, la promessa è sempre Gerusalemme.
La città che racchiude tra le mura di un tempo antico le tre grandi religioni monoteistiche. Ebraismo, cristianesimo, islamismo. Il Muro del Pianto, il Santo Sepolcro, la Moschea di Omar convivono da secoli. Cosa meno facile da farsi per chi vi ruoto intorno.
20.700 chilometri quadrati (escluso i territori occupati). A nord, dove Israele punta il dito tra Siria e Libano, l’Alta Galilea, come uscita da un racconto biblico, è brulla, sassosa e il lago di Tiberiade simile ad un dipinto è l’unica oasi che nel suo lato est si appoggia alla terra rossa del Golan.
Dall’altro, il Giordano crea vallate fertili sorvegliate dal monte Hermon e dove gli israeliani hanno creato riserve e parchi come quello di Ayun attraversato da ruscelli e boschi che portano fino a Metulla, al confine col Libano, chiamato il “buon confine o dell’amicizia”.
Ma qui si spara fra i cespugli di montagna e la polvere di strade. Il 3 agosto 2010, l’esercito libanese ha reagito con l’artiglieria alla presenza di una pattuglia israeliana in una delle enclave vicino al kibbutz Misgav haAmù. Nella zona blu.
Scorre il Giordano lungo il confine della Giordania fino a gettarsi nel Mar Morto, nel deserto di Giudea dove la fortezza di Masada fusa con la roccia sembra giudicare dall’alto la città maledetta di Sodoma.
Fiume quasi invisibile dalla strada, si perde e scava nella roccia mentre la terra, cedendo, crea nuovi letti andando a formare profondi kanyon. In quasi tutta l’area meridionale regna incontrastato il deserto del Negev fino a Eilat, sul mar Rosso.
Una terra arida dove gli israeliani hanno creato altre riserve naturali e militari, ma è anche l’unica zona che vede rivivere i suoi originari abitanti, i beduini che si ritrovano con le proprie tradizioni, nei giorni di festa, nel grande mercato di Bersheba. (continua)





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Sono stata in Palestina qt anno
il tuo articolo mi è piaciuto molto
mi è sembrato giusto condividere le mie impressioni con altre persone:
http://vitanelsole.wordpress.com/2010/11/18/e-ora-scoprendo-la-palestina/
Mi piacerebbe avere la tua opinione