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Venezia-Bangalore, 13 ore sopra le nuvole - foto : In cielo, aereo Bangalore-Venezia © Luca Ferrari
In cielo, aereo Bangalore-Venezia © Luca Ferrari

Venezia-Bangalore, 13 ore sopra le nuvole

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Dopo mesi di preparazione fra contatti, ricerca di voli, pianificazione programma, etc. finalmente arriva il tanto auspicato momento della partenza. Meta: Bangalore, in India. Con intermezzo a Parigi per questioni di linea il che non è proprio una mossa azzeccata visto che volo per due ore a ovest prima di partire verso est.

Da Parigi a Bangalore sono riuscito a trovare due posti, per me e il mio compare, vicino al finestrino con ala inclusa. Entrambi amanti della fotografia, questo ci permetterà di spezzare l’eternità del volo con vari scatti.

Pur andando verso un caldo pesante (non calcolato alla partenza così soffocante), partiamo con una giornata davvero lupina. Il pezzo di strada che separa l’approdo dell’Alilaguna (battello che collega direttamente il Lido di Venezia con l’eroporto) alla sala imbarco, lo facciamo sotto una fredda pioggia.

Cinture allacciate e via. Per esperienza personale, i voli di pochi ore sono quelli più “ballerini”. Il tratto Venezia-Parigi non è da meno. Dopo aver interpretato un po’ di “ballo di San Vito” in fase di salita, qualche vuoto d’aria mi offre gratuitamente qualche lezione di samba post-moderna. Un vero spasso per le mie coronarie.

Arrivati al Charles de Grulle in terra transalpina, nel prendere la navetta che ci conduce dal velivolo al “coperto” mi accorgo di quanto la parentela tra noi e i cuginetti francesi sia ben meritata. Anche qual, il clima non è in via di carezze, ma punta decisamente verso un gelido schiaffo.

Comincia il momento più stressante per il sottoscritto. L’attesa per nove e più ore di volo. Mi accadde già un’altra volta, quando mi recai a New York partendo da Francoforte. Mangio qualcosa. Penso alla velocità della luce. Da quella sorta di sala d’aspetto, vedo decine e decine di aerei che si alzano e atterrano.

Arriva il momento. Medito tra me e me che la prossima volta che toccherò terra, sarò in un altro continente. Poco lontano dall’Equatore. Mi sembra incredibile. Poco importa, sono di nuovo in cielo. Saluto le creste innevate delle Alpi. Attraverso l’Europa e l’Asia. Seguo il tragitto sullo schermo davanti al mio sedile.

Resto tre settimane in India, alternandomi fra la città di Bangalore, e i villaggi di Kundapur e Balkur (a nove ore di macchina dalla prima). Nei piani ci sarebbe stata anche un’altra tappa ma il clima mescolato a un mio fisico non in perfetta forma, mi lasciano abbastanza a pezzi. E così quando riparto, ho lasciato qualche chilo laggiù.

Sono di nuovo fra le nuvole. A giocare con le forme degli ammassi nebulosi. A far correre lungo le praterie celesti ogni mio singolo desiderio. Lo stress da aria mi è definitivamente passato. Questo viaggio è stata una sorta di iniziazione. Una tappa obbligata. Il risultato finale è di buon auspicio. Da lassù sto già pensando alla prossima meta.

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"Paris mon amour" di Jean-Claude Gautrand - Taschen, 2004

Viaggiare per dimenticare

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