Viaggiare seguendo l’istinto, assecondando la strada che si apre innanzi, ci ha portati a scoprire un posto fatato, dove molteplici cascate e la natura selvaggia creano la sensazione d’essere di fronte ad un luogo unico al mondo, più vicino agli dei che agli uomini. Questa è la Val di Genova.
“Siete in moto, prendete la strada lì a sinistra, vedrete che bei posti, non ve ne pentirete” ci dice il gestore del bar a Carisolo dove ci siamo fermati a bere qualcosa. Siamo scettici, noi bikers non sempre siamo benvisti, chissà dove finiremo. Ma in fondo il viaggio è avventura, è saper cambiare meta all’improvviso e farsi trascinare dagli eventi.
Imbocchiamo così una via secondaria che si allontana dal paese, nessun cartello ad annunciare ciò che tra poco ci lascerà a bocca aperta. Le moto arrancano lungo una stretta strada racchiusa tra ripide pareti e versanti coperti da una folta vegetazione per una decina di chilometri. Abbandoniamo il mondo che conosciamo per un paesaggio nuovo, irreale, e veniamo avvolti dai rumori dei boschi e dei suoi abitanti che riempiono questa vallata pressoché disabitata.
Tutt’ intorno a noi è un tripudio di colori autunnali e il torrente Sarca, che attraversa la vallata da cima a fondo, ci ammalia con i suoi spettacolari salti d’acqua accompagnandoci nel nostro viaggio. Scopriamo che è possibile risalire la gola percorrendo un camminamento detto Sentiero delle Cascate che segue la strada aperta nelle rocce dall’impetuoso rio.
In lontananza cominciamo presto a sentire la voce tonante dell’acqua che cade rabbiosa dall’alto sulle pazienti rocce sottostanti: è la cascata Nardis, uno spettacolo di potenza e grazia che lascia senza fiato. Le sue acque nascono dal ghiacciaio della Presanella e corrono veloci tra i massi prima di gettarsi nel torrente con un salto alto 130 metri. Una sosta sul ponte in legno posto di fronte è obbligatoria per scattare una foto ricordo.
Le cascate principali sono sei, ma se i vari torrenti minori sono gonfi d’acqua, è possibile trovarsi ad ammirare diversi rigagnoli che diventano salti e lasciano segni visibili del loro passaggio incisi nella dura roccia.
Avanzando altri pochi chilometri incontriamo le cascate del Lares, di Folgarida, di Casöl, e quella di Mandrol. Ci raccontano che quelli che ora sono dei selvaggi, violenti ed indomiti salti d’acqua in costante movimento, in inverno si trasformano in silenziosi giganti di ghiaccio, abbarbicati alle pareti, che vegliano sulla fredda valle fino al sole primaverile che li scioglierà. Il paesaggio diventa strano e fatato, percorso solo dagli amanti delle arrampicate su ghiaccio e dai molti animali che qui vivono.
Giungiamo infine alla piana di Bédole che apre sugli scenografici massicci dell’Adamello e della Presanella avvolti dai colori del tramonto. Abbiamo solo intaccato la superficie di questo fantastico luogo, ma abbiamo capito perché questa valle è considerata la più bella dell’intero arco alpino.





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Ebbrava la mia omonima!
Mi fai venire voglia di andarci…… uffa!
Che bello, mi avete fatto rivivere i luoghi della mia infanzia…andavo sempre ai “giardinetti” di Carisolo! Ovviamente in bici, da S. Antonio di Mavignola… quanti ricordi! La val di Genova è davvero stupenda!
Contenta di aver spolverato e riportato alla mente ricordi d’infanzia, nonché di aver stuzzicato la curiosità a qualcuno…è una vallata splendida, merito anche del fatto d’essere poco conosciuta rispetto alle località ben più famose che la circondano, e merita una visita.
…la Val di Genova? Selvaggia, solitaria e tanto tanto accogliente! E in inverno è ancor più affascinante…