Da qualunque parte si giunga (Slovenia, Veneto o Austria), Trieste, capolouogo della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, si porta appresso quell’aria da capolinea dolce-malinconico. Una città quasi sospesa. Con le montagne dietro e il mare davanti. Crocevia umano che raccoglie storie e tradizioni di lingue e ceppi differenti.
Già nel II millennio a.C. tutto il territorio della provincia di Trieste, dall’altopiano al mare, era sede di insediamenti protostorici: i castellieri. Si trattava perlopiù di villaggi (i cui abitanti appartenevano a una popolazione illirica di stirpe indoeuropea) di dimensioni ridottissime, arroccati sulle alture, e protetti da caratteristiche fortificazioni in pietra.
La leggenda vuole che anche il mitico eroe greco Giasone, durante la leggendaria ricerca del vello d’oro, sbarcasse con gli Argonauti proprio alle foci del loclae Timavo, il cosiddetto fiume-fantasma, grazie ai suoi 40 km di percorso sotterraneo.
Tornando al presente, punto centrale della città è Piazza Unità d’Italia (un tempo chiamata piazza San Pietro prima e poi Piazza Grande). Situata ai piedi del colle di San Giusto, tra il Borgo Teresiano e Borgo Giuseppino, è la piazza più grande d’Europa che si affaccia sul mare.
Sono sette i palazzi che hanno trovato “casa” su questa struttura: quello della Luogotenenza Austriaca, Palazzo Modello, il Municipio, Palzzo Pitteri, Vaioli, e quello della compagnia di navigazione Lloyd Austriaco.
La sede municpale è il più particolare, caratterizzato da una torre campanaria. ma non è solo l’archiettura a ricordare questo edificio, ma anche la storia. Un fatto tragico è infatti legato a questo palazzo. Il 18 settembre del 1938, il duce Benito Mussolini (1883-1945), adeguandosi alla linea nazista di Hitler, promulgò l’adozione delle leggi razziali anche in Italia.
E lì davanti alla piazza, c’è il Mare Adriatico. Con annessa la Bora. Un vento capace di soffiare anche a più di cento chilometri orari. Camminare sul molo adiacente, è come toccare l’orizzonte. Ci sei dentro. Ti ci confondi. Le acque del mare fanno il resto. Difficile restare ancorati solo alla realtà.
Ma apesso, la prima meta per chi arriva a Trieste, è il Castello di Miramare. L’edificio, realizzato a metà dell’800 su progetto dell’architetto viennese Carl Junk, venne costruito come dimora per volontà di Massimiliano d’Asburgo, arciduca d’Austria e imperatore del Messico, e della sua dolce metà, Carlotta di Belgio.
Nel parco si trova anche un edifico di dimensioni minori che funse da residenza per i due sposi durante la costruzione del castello stesso, ma che divenne di fatto una prigione per Carlotta, quando perse la ragione dopo l’uccisione del marito in Messico.





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TRIESTE AMATISSIMA E LONTANA. SO COSI’ POCO DI LEI E DELLA SUA VITA QUOTIDIANA, MA VORREI SEMPRE ESSERE LI’