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Toscana, da punta Ala a Talamone - foto : Veduta dal mare di Talamone - Foto tratta da Wikipedia
Veduta dal mare di Talamone - Foto tratta da Wikipedia

Toscana, da punta Ala a Talamone

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L’attrazione verso questa terra affonda le radici molto profondamente: le origini della mia stessa vita prendevano alito da qui. Dopo tanto tempo il mistero, il sogno della terra Maremma si confrontava con la realtà e le tappe ne furono prove e verifiche.

Punta Ala: il suo protendersi verso le acque con quella lingua di terra col porto ordinato: motoscafi, grandi barche, pescherecci e velieri ne offrivano l’immagine di zona turistica.

In alto, persino le scale d’accesso al mare non riuscivano a mimetizzare l’eleganza dei numerosi negozi, degli ombrelloni dal richiamo spagnolo, dei tavoli dei ristoranti: un pizzico di avventura veniva da un angolo di mare dove, vicino alla riva, emergeva quella minuscola isola dello Sparviero.

Scendendo la costa, la Baia le Rocchette, la roccia rossa ben distinta e il sole, a poco poco che cala, ne cancella i contorni. Il silenzioso rumore del mare e una lampara si muove; l’uomo in tuta si immerge sotto le acque vicino agli scogli. La luce, prima ben chiara ora gioca sotto le acque a creare chiazze più luminose che si spostano lente.

Lontano luci più piccole, una accanto all’altra, si estendono a Castiglione; l’onda lunga richiama il rumore del mare. La notte lascia la luna alla baia mentre noi arriviamo a Castiglione della Pescaia. Le sue salite coperte di verde e ai lati casette antiche da piccoli balconi ornati a geranio: un ripetersi di arcate cantine trasformaste in ristoranti.

Sul molo, le voci di donne e venditori di pesce al mercato; tra scogli camminano granchi e in alto domina tutto il borgo. Il porto. Il grande castello.

L’odore di pini ci rincorre per chilometri di costa e i riflessi sulla fiumara ci fermano a Marina; il ristorante quasi baracca tra sabbia e pineta: cacciucco e mezza fegati con il bianco di Pitigliano (GR).

Poi dalla spiaggia pianeggiante gli scogli di Talamone, la storia di Garibaldi vi pulsa forte. La piazza a lui dedicata, la grotta dove si dice che l’eroe dei due mondi nascondesse le sue armi. La via dei Mille. Lassù, la torre.

Dalle coste all’interno. Una campagna ampia profumata, mai completamente piatta: qualche albero si innalza sempre qua e là case coloniche, gruppi di pecore al pascolo mucche dalle chiazze bianche e nere; quell’enorme ripetersi di campi di girasoli dal capo giallo diretto verso la luce. Staccionate. Nascosto dal verde, qualche cavallo.

A Scansano la torre dell’orologio e oltre, l’arco di pietra, un mondo passato o presente. Un merlo nero in gabbia ti dà il benvenuto accanto alla trattoria Grotta d’Azzurro, e poi per le vie del paese il silenzio a la pace si incontrano.

Strade piccole fatte per i passi dell’uomo senza automobile. Tra una casetta e l’altra, scorci di tegole contro celesti di cieli; sulle soglie siedono ancora le nonne. Hanno i capelli raccolti sulla nuca e fanno la calza. Oppure sedute guardano calme l’intorno; loro lo sanno che vivere è anche posarsi a respirare i cieli e la terra.

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"Il sentiero degli dei" di Wu Ming 2 - Ediciclo Editore, 2010

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