Lasciando Piazza S. Marco, ponte di Ri’ Alto e tutto il circuito turistico più classico di Venezia, salgo in motonave (il mezzo pubblico più grande) per spingermi fra le barene, poco lontano dalla colorata Burano, e sbarcare nell’isola di Torcello. Uno dei più antichi (e prosperi) insediamenti della laguna.
Sembra che il nome derivi da Torricellium, nome della principale torre di guardia di Altino e forse del quartiere ad essa adiacente. A cavallo del V e VI secolo, diede rifugio alle popolazioni della vicina Altino, per sfuggire alle invasioni barbariche.
Giunto al Lido, la prossima tappa è Punta Sabbioni. Il sole mi consente di sedermi comodamente al primo piano del battello, e poter salutare la chiesa di San Nicolò e i ciclisti che sfrecciano per le strade dell’isola. Fatta una nuova fermata, un’altra virata, e questa volta si punta verso il mondo dei merletti.
Prima ancora di toccarla, le case tinteggiate di rosa, azzurro, rosso, giallo, si distinguono già chiaramente. Lì in mezzo all’acqua, il cromatismo edile continua ad attirare migliaia e migliaia di turisti, come il canto delle antiche sirene. Ancora un po’ di navigazione e finalmente sbarco.
L’isola è abitata da poco più di una decina di persone che gestiscono le uniche attività commerciali. Il resto, è architettura, sculture, affreschi, tanto verde e panoramiche che non tutti si possono permettere. Una volta giunti nel cuore del luogo, il menù prevede il palazzo del Podestà, sede del museo archeologico, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Assunta e la Chiesa di Santa Fosca (XII secolo, a croce greca), fronte alle quali si trova il trono di Attila.
Nonostante quello che potrebbe far pensare il nome, non è che lì si sedette il quasi-invincibile re degli Unni, ma fu con molta probabilità unseggio riservato al vescovo, al podestà, o ai magistrati incaricati di amministrare la giustizia. Un’altra struttura che suscita sempre molto interesse, è il Ponte del Diavolo, posto sul canale dei Borgognoni, senza le spallette, come in origine erano tutti i ponti veneziani. Il nome di questa struttura è legata a una leggenda.
Una fanciulla veneziana si innamorò di un ufficiale austriaco durante l’occupazione. Questi fu trovato morto, e la ragazza si disperò a tal punto che chiese l’aiuto di una maga per chiedere aiuto al Diavolo e farlo ritornare tra i vivi. In cambio, la creatura del Male, chiese l’anima di sette bambini. I quattro si diedero appuntamento proprio sul ponte. I due innamorati si ritrovarono, ma la maga, che doveva occuparsi delle anime, morì pochi giorni dopo senza assolvere la promessa.
Da allora, ogni notte il Diavolo compare sul ponte ad aspettare (invano) le anime pattuite.





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