“Era una metropoli di oltre due milioni di abitanti, il gigante industriale dell’Asia centrale. Le sue strade erano ampie e ordinate. I suoi istituti e i suoi ministeri erano sobriamente rintanati dietro ai loro cancelli. Doppie file di castagni e di chenar incanalavano i viali fra due file di grandi e semplici edifici; gli abitanti avevano perso l’aspetto di contadini inurbati e sembrano quasi dei cittadini veri e propri. Circa il quaranta per centro erano russi”.
Questa è la Tashkent, capitale uzbeka, descritta da Colin Thubron nel suo Il cuore perduto dell’Asia. E, sebbene siano trascorsi quasi venti anni dalla pubblicazione del libro, Tashkent si presenta ancora oggi così. Diversa dal resto del Paese che affonda nel suo passato. Diversa dalle altre città, da Samarcanda, da Bukhara, da Khiva. Diversa.
Ci sono ampi viali in chiaro stile sovietico percorsi da tassisti che parlano russo, piuttosto che uzbeko o tagiko. Dedali di vicoli dove alcuni, di solito i vecchi del posto, indossano lunghi chapan, i tipici cappotti trapuntati, anche d’estate quando le temperature raggiungono i 40 gradi. Ci sono animati bazar e, agli angoli di alcune strade, pentoloni fumanti di plov (piatto di riso, carni e olio di cotone) in attesa di acquirenti, a qualsiasi ora.
I viali, così spaziosi sono un ricordo dell’epoca sovietica che, in tali spazi riesce a controllare meglio la popolazione. Una delle zone, un tempo, più caratteristiche è Sayilogh, la cosiddetta via di Broadway. In passato, rappresenta il cuore della vita turistica e commerciale di Tashkent.
Venditori ambulanti, gallerie artistiche all’aperto, artigiani, viaggiatori in attesa del visto, colori, suoni, musica, rumori. Tutto un po’ pacchiano, ma tutto genuino. Oggi Broadway spegne le sue luci per volontà del presidente dello Stato Karimov che giudica la sua atmosfera non in linea con la visione di stato di polizia ordinato.
La storia di Tashkent è la storia di una colonia russa, se tale si può definire. Ad inizio Novecento, l’Uzbekistan si costituisce Repubblica Socialista Sovietica cambiando, per sempre, il volto del Paese e la stessa nascita del Paese si deve al regime imposto da Mosca.
E’ Mosca, infatti, a decidere, di volta in volta, quale territorio annettere all’Uzbekistan o da quale altro territorio separarlo geograficamente. L’agricoltura è costretta a modificarsi e a lasciare spazio alle coltivazioni collettive dei campi di cotone. Da qui in poi, il disastro ambientale del lago d’Aral.
Indipendente dal governo russo dal 1991, il Paese è affascinante e contraddittorio al tempo stesso. Culla di antica cultura e di bellezze architettoniche mirabili, sebbene molte ristrutturate. Tashkent è vivace, allegra e caratterizzata da una eccentrica vita notturna. Nel corso dei secoli subisce notevoli devastazioni, alcune ad opera del condottiero Gengis Khan, altre dalla natura.
Risale, infatti, al 1966 il terremoto che l’ha distrutta completamente lasciando senza tetto trecento mila persone circa. A ricordo del tragico evento, la città erige un monumento in pietra, d’aspetto piuttosto inquietante, che raffigura due persone, un uomo e una donna, in maniera stilizzata, che con una mano tesa, arretrano lo spaccarsi della terra.
Il recupero è travagliato e la Tashkent moderna, quella nata negli anni Settanta la cui storia è solo un’ombra, si sviluppa in maniera irregolare. La stessa popolazione appare tale. Ci sono russi in abiti colorati, eccentrici, a volte vistosi.
Le donne, soprattutto le giovani, sono abbigliate con mini gonne, ampie scollature, tacchi alti e trucco che si lascia notare. Si contrappongono a quelle poche che, invece, indossano abiti accollati, il chador sul capo e poco o niente trucco. Ma il muezin, il richiamo islamico alla preghiera, qui è vietato, nonostante numerose medresse e moschee.
Le vie principali di Tashkent si irradiano nei giardini di Amir Timur Maydoni dove, la statua di Marx è sostituita da una più patriottica di Tamerlano. Sorvegliato dai pellicani, simbolo di buona sorte, è il centro religioso della reppublica. Khast Imom dove è conservato il più antico Corano del mondo. Un tomo del VII secolo rivestito in pelle di daino.





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Tashkent è davvero una meta interessante e ricca di storia.
Si parla proprio di questa città nell’articolo del mese di novembre della community Lufthansa WeFly, dedicata alla condivisione delle esperienze di volo con Lufthansa. Se volete raccontarci le vostre storie o leggere di più su Tashkent, venite a trovarci http://www.lufthansawefly.com/WeFlyMagazine.aspx
Grazie Stefania per il tuo contributo.