Tangeri – Foto tratta da Wikipedia
Bisogna andare a Tangeri per capire il Marocco. E bisogna andarci in nave. O con la nave partirci. Da e verso Algesiras, Spagna, via Gibilterra. E’ là che i marocchini guardano, scrutando il mare dalla costa più settentrionale dell’Africa. Vedono un lembo di terra all’orizzonte, oltre le acque, e sognano un futuro migliore.
Io ci sono arrivato di notte. Il piazzale del porto, illuminato dai neon dei lampioni, era deserto e spettrale. Ho preso un taxi per farmi portare all’Hotel Continental, individuato sulla guida.
Quando l’autista si è fermato davanti all’ingresso ho capito perché mi aveva guardato in modo strano: era appena fuori dal porto. Un vecchio monumento alla antica grandeur della città cantata da Paul Bowles che oggi non c’è più.
Sulla terrazza che dà sul mare solo turisti americani prendono il tè il mattino dopo. Le stanze, grandi, così come la hall, hanno mobili vecchi e odore di muffa. C’è il sole ma l’atmosfera è malinconica. Però può piacere.
Sulla corniche gli alberghi moderni offrono altre attrazioni: ristoranti davanti al mare e discoteche. Ma queste sono più dei night clubs nei quali ragazze del luogo sembrano pronte a rallegrare, se richieste, la notte dei turisti.
La medina, che comincia dal Grand Socco, una piazza nella quale parcheggiano i taxi, e ha per cuore il Petit Socco, un piazzetta affollata dove gli uomini fumano seduti ai tavolini dei tanti cafes, non ha il fascino di altri luoghi del genere: poco colore e anche pochi turisti.
Le donne arrivate dal Rif per comprare al mercato, con i loro cappelli di paglia, sono l’unica nota particolare. Al Continental tre ragazze romane si aggirano nel salone. Sono arrivate dalla Spagna. Un salto per dire di essere state in Marocco e subito indietro.
Ho visto poi il labirinto di case bianche di Chefchaouen, le merci portate coi muli nelle botteghe della medina di Fes che sta cadendo a pezzi, l’allegra frenesia cosmopolita di Marrakech coi riad lussuosi ristrutturati da italiani e francesi e gli hotel con piscine e spa.
E poi l’incanto romantico di Essaouira, la Hollywood di Ouarzazate, le dune che segnano l’inizio del Sahara a Merzouga.
Ho perso il treno a Marrakech e sono andato a Rabat a vedere il mausoleo di Hassan II e a camminare lungo il fiume che la separa da Sale. Poi a Meknes dove ho respirato i vapori di un hammam non turistico gestito da un vecchio cieco vicino a un riad di una giovane coppia con connessione a internet e prossima a partire per una vacanza in Thailandia.
E poi sono tornato a Tangeri. Il porto questa volta, di pomeriggio, era affollato da famiglie che partivano per l’Europa, cariche di valigie, di pacchi, con bambini vocianti per mano. Le macchine erano stracolme.
Mi sono imbarcato quasi al tramonto. Dal ponte di poppa ho visto gente separarsi e salutarsi, piangendo, a terra e a bordo. Sul molo un tabellone con una grande scritta: “Bienvenue dans votre Pays” era illuminato dal sole. Forse solo i Paesi i cui figli partono per il mondo li ricevono con un benvenuto quando tornano.
"La biblioteca sul cammello" di Masha Hamilton - Nuova Biblioteca Garzanti, 2007

La capitale dell’Andalusia ospita uno degli edifici reali più imponenti e suggestivi d’Europa. Vanto dell’architettura mudejar e patrimonio dell’Umanità. Antica fortezza moresca.

Sud della Spagna, meravigliosa terra caliente che accoglie mirabili opere di antiche popolazioni arabe. In Andalusia, a monte di Siviglia, si erge una grandiosa moschea. La Mezquita.

Nei pressi di Alicante, nel sud della penisola iberica, una città vanta uno straordinario primato. Un immenso palmeto su cui è cresciuta e a cui deve parte della sua economia.