Non c’è luna, non ci sono luci in questa notte fresca. Siamo nel cuore dell’Atlante, nella valle della Todra. A destra e sinistra dirupi di granito che si accendono al tramonto. In mezzo il Todra, con le sue acque azzurre come il cielo del Marocco.
Ci siamo lasciati alle spalle le casbah che punteggiano la strada che da Marrakech corre verso il deserto. Siamo risaliti verso le montagne, in una valle verde smeraldo attorniata da questi calanchi infuocati.
Said, il proprietario dell’unico hotel di tutta la valle, un misto originale architettonicamente a metà strada tra stile orientale e rifugio alpino, ci racconta i suoi segreti davanti a un piatto di tajine.
“Nessuno conosce i sentieri che portano in cima a queste montagne – ci racconta -. Li conoscono solo i pastori. Ma con un po’ di fortuna si possono ancora scoprire pascoli immacolati baciati dall’acqua delle sorgenti”.
Non abbiamo tempo per seguire le capre e i loro segreti, ma ci spingiamo ancora più a sud, verso l’Antiatlante. Entriamo a Tafraoute, un villaggio appoggiato sulle colline che guardano al monte Jebel. Un villaggio a dir poco bizzarro. Le sue propaggini meridionali sono segnate dal “cappello di Napoleone”, una roccia di granito su cui si aggrappano le ultime case di Tafraoute procedendo verso sud. Massi imponenti che punteggiano la valle vermiglia come un canyon tascabile, a portata d’uomo.
Dal “cappello” ci incamminiamo verso le rocce dipinte dell’artista belga Verame, che negli anni Ottanta, innamorato di Tafraoute e dei suoi affascinanti dintorni, decise di firmare il suo passaggio dal villaggio con 18 tonnellate di vernice e una squadra di pompieri accorsi in suo aiuto.
Non si può negare che Verame abbia raggiunto il suo scopo. Nonostante la vernice abbia perso la brillantezza dei primi anni, le rocce bianche, azzurre, violacee, dalle forme insolite, ci fanno sentire a disagio, come se qualcuno avesse violato uno spazio incontaminato che avremmo preteso potesse entrare a far parte della nostra galleria di immagini di un Marocco da collezionare, come il Todra del nostro amico Said.
Inutili farsi illusioni. Said con tutta la sua poesia ci regalava l’immagine del Marocco da cartolina, così come lo immaginavamo sul volo da quattro lire diretto a Marrakech. Verame ha rotto l’incantesimo e ci ha riportato alla realtà del Marocco, divertendosi e senza dimenticare di divertire anche noi.




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