Il lago di Lugano – i Celti lo chiamavano Ceresio – è l’ottavo della Svizzera e presenta una forma curiosamente intricata. Lungo le sue rive troviamo la città di Lugano e una trama di piccoli paesi davvero graziosi. La classica gita sul lago può essere combinata con una passeggiata sul Monte San Salvatore o sul Monte Bré (in celtico voleva dire semplicemente “montagna”).
“Ditelo che parliamo italiano” mi esortano gli amici ticinesi, preoccupati dell’ignoranza italiana per la geografia, che induce molti a non varcare i patri confini per non doversi confrontare con un’altra lingua e un’altra moneta. Il problema non sussiste appunto in Ticino (anche l’euro è spesso accettato) dove se un cartello non ci avvisasse della presenza di una frontiera non ce ne accorgeremmo, visto che il paesaggio e le tradizioni sono familiari.
Se puntiamo al lago di Lugano, però, è perché i laghi lombardi ormai li conosciamo e poi ci hanno parlato del panorama che si gode dalla cima del Monte Generoso.
Perché si chiama Generoso? Ho consultato vari esperti del luogo ma non ho trovato una risposta. Forse per la generosità delle sue terre, agli svizzeri questo angolo meridionale sembra un po’ la Sicilia rispetto al nord del Paese. Forse per la generosità del panorama che si apre una volta arrivati in cima. Sulla regione dei Laghi (di Lugano, di Como, di Varese e Maggiore), sulla città di Lugano, la pianura Padana con Milano e dagli Appennini fino alla catena Alpina, dal Gran Paradiso al Monte Rosa, dal Cervino alla Jungfrau e dal massiccio del Gottardo fino al gruppo del Bernina.
Alla vetta si giunge con il sentiero o più comodamente con un trenino che parte da Capolago, sul Lago di Lugano, ed è in vetta, a 1704 metri di quota, dopo 40 minuti di viaggio. Una curiosità: come in molti Belvedere, delle tavole permettono di riconoscere vallate, laghi, località e cime, visibili a vista d’occhio. È stato riprodotto a questo scopo un disegno commissionato dal Club Alpino Italiano che lo ha allegò al suo primo bollettino destinato ai soci, nel 1875.
Camminando in cresta possiamo fare un curioso zig zag tra il versante italiano e quello svizzero del monte. C’è da dire che nella parte italiana si può visitare una grotta dove sono stati trovati in gran quantità resti dell’orso di montagna che vi abitava nella Preistoria.
I più golosi saranno interessati maggiormente però a ciò che si conserva ancora oggi nelle cantine semi-interrate del massiccio del Monte Generoso.
Lo zincarlin, tipico della Valle di Muggio, è prodotto unicamente in questa valle, sul versante svizzero del Monte Generoso. Si tratta di un formaggino a pasta cruda aromatizzato con pepe nero e ha una forma inconfondibile perché ricorda quella di una tazzina capovolta. Il suo nome pare sia di origine celtica e significa “formaggio di seconda scelta o di recupero”. Infatti, nei primi anni del ‘900, quando gli agricoltori non riuscivano a vendere tutti i formaggini, questi venivano rilavorati con pepe o erbe e poi consumati in famiglia.
Il tipico “Zincarlin da la Val da Mücc”, prodotto con latte crudo di mucca e piccole quantità di latte di capra, è stato riscoperto negli ultimi dieci anni e nel 2005 è entrato a fare parte del presidio Slow Food Svizzera, che tutela le piccole produzioni di qualità da salvaguardare realizzate secondo pratiche tradizionali. Per gustarlo basta andare in uno dei numerosi “grotti” del Canton Ticino.





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