Nella zona nord occidentale della Francia, stretta tra i monti Vosgi e il fiume Reno, si adagia, sulle morbide colline, l’Alsazia terra di tradizioni culturali latine e germaniche.
Qui, dove nidificano le cicogne e i tetti delle case sono a graticcio, dove l’idioma parlato è un dialetto alemanno che non ha tradizione scritta, poco distante dalla Germania, nasce la prospera e rigogliosa Strasburgo.
Città multietnica, ordinata, ampia e accogliente. E’ un crocevia di popoli e lingue, soprattutto in virtù della sede del Parlamento Europeo e della sua nota università che accoglie quasi cinquantamila studenti. Lo stesso poeta, filosofo Johann Wolfang Goethe studiò legge a Strasburgo.
La prima tappa in questa città non può che dirigere il visitatore alla Grande Île, zona dichiarata patrimonio Unesco, brulicante di piazze, di vie commerciali, di affollate aree pedonali, di venditori di castagne con le loro caratteristiche carrette e di un suggestivo centro storico.
Nell’aria si diffonde il profumo del vino caldo, venduto in bicchieri di plastica a circa poco più di due euro, ad ogni angolo delle strade. All’inizio non si direbbe, ma si sposa perfettamente con i prodigiosi panini farciti di salsicce alla piastra o bollite immerse nelle varie salse che si lasciano degustare camminando alla scoperta di Strasburgo.
Perché una città va anche assaporata attraverso il palato.
Il passo rallenta dinanzi alle botteghe che espongono un armamentario di oggettistica ricordo, forse un po’ eccentrica, ma la direzione conduce inesorabilmente dinanzi alla cattedrale Notre Dame in Langstross Grand’Rue.
Circondata da antichi edifici, chiusa tra le braccia della città, un po’ a ridosso della sua stessa struttura, si presenta come un enorme fragile pizzo. Svettante, imponente e gotica. Sembra fatta da mille punte, spigolosa, eccessiva. Un “ricamo di ferro”.
La facciata occidentale è stata completata nel 1284, ma la guglia, la cui altezza raggiunge i 142 metri, è di due secoli dopo. Purtroppo, la sua gemella, che avrebbe dovuto ergersi sul lato meridionale di Notre Dame, non è mai stata realizzata.
La cattedrale sembra una composizione di varie epoche. Le vetrate, infatti, meravigliosamente luminose e rifrangenti la luce nelle giornate di sole, sotto forma di scintilli e bagliori, risalgono al periodo tra il XII e il XIV secolo. A quest’ultimo secolo si deve anche l’organo, dorato e coloratissimo, mentre l’orologio astronomico è stato concepito a fine XVI secolo, sebbene il meccanismo interno sia datato 1842.
Ancora oggi, come in tempi lontani, l’orologio segnala l’incedere delle ore. Batte il mezzogiorno solare quotidianamente alle h. 12.30.
Per una vista panoramica, soprattutto dei tetti delle case alsaziane, basta recarsi sulla balconata di Notre Dame e da qui avere Strasburgo ai propri piedi. Si tratta solo di pochi scalini: 330!
Magari, in un momento fortunato e nella stagione adatta, si può scorgere anche il volo di qualche cicogna che torna o abbandona temporaneamente, per lidi più caldi, la bella Strasburgo.





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Magnifico… anni fa sono stata a Strasburgo e devo dire che questo articolo rispecchia proprio la bellezza della città. Bella la città e bello l’articolo!
Grazie Silvia, apprezzo molto il tuo commento positivo. Ti auguro di tornare presto a Strasburgo, visto che ti è piaciuta tanto!