È come se all’esterno, all’improvviso, fosse calato il silenzio dei mille pensieri, e che attorno, tutt’attorno, non ci fossero altro che timidi sospiri di chi ancora non ha saputo cogliere il sonno. Succede che a volte, nella notte, tra le strade spoglie dell’America, la noia del vento sussurra ai ciuffi d’erba qualunque, ciondolanti sulle ancora calde scarpate ferroviarie; sussurra tra le frasche degli alberi e lungo i sentieri di colline scure, o sagomate dal lucente argento della luna. Sussurra.
Ci siamo lasciati alle spalle New York una sera in cui il vento trasportava una fresca brezza oceanica: le strade asciutte di Manhattan pareva fossero isolotti lasciati alla deriva durante il sopraggiungere della marea, i fogli di giornale, quei pochi che prendevano il largo tra le macchine e gli autobus, svolazzavano sui marciapiedi, colmando un vuoto di pensieri e di immagini impossibili da descrivere.
Ed io, che non ero mai stato a Manhattan prima di allora, pensai che forse quell’immagine di solitudine e spessore, fosse il primo, vero vagito di un’America che là, oltre le bianche porte di Washington, stava lentamente penetrando nella mia inquietudine.
L’autobus sul quale prendiamo posto, percorre senza soste quei 300 chilometri che ci separano dalla capitale, dimenticandosi lungo la strada i baluardi sopiti della prima frontiera europea, come Philadelphia, Atlantic city e Baltimora, giungendo a Washington per le 23.30, quando ancora tutto dorme.
E ora sì, qui nella Mechanica Street, a Luray, 120 km dalla capitale (arrivati in camper, ma in ritardo sulla tabella di marcia), dormo sonni agitati, sconosciuti e indefinibili; su questa piazzola di sosta e avvolti dalla penombra, debolmente trafitti dalla luce gialla dei lampioni, abbiamo eretto il (nostro) primo campo base di una avventura lunga oltre 6000 miglia.
Questa strada cupa della Virginia, silenziosa e appesantita da una solitudine e indifferenza che, a quanto sembra, aleggia a Luray, percorre il fitto vuoto della notte fino alla Highway 211, nuda e tetra e persa all’orizzonte. Oltre le Appalachia Mountain, scendendo per lo Shenandoah river e seguendo l’asfalto della Route 81, il Tennessee è come se ci chiamasse sempre più insistentemente.
Qui a Luray la notte fa paura, il buio fa paura, le colline hanno il vento che le cavalca, e le strade sono appesantite dal lamento dell’abbandono. È contorno senza espressione, splendido da immaginare il giorno. Ha il profumo oleoso del legno di Guajaco e il freddo pungente del bosco in autunno. La Virginia, affascinante come la sua solitudine. Soltanto il tramonto possiede il colore della vita e la sua freschezza. Tutto il resto è campagna sporca di pioggia.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




