Un lungo viaggio per raggiungere la costa. Per evitare il traffico, sguscio quasi sulle montagne, nell’entroterra cosentino. Paesi di poche case. Curve a non finire. E poi finalmente lui. Il tanto atteso e agognato Mar Tirreno in tutto il suo splendore. In tutta la sua tonalità di gradazioni di verde e azzurro. Mescolati. In un fresco abbraccio salino, lungo la rinomata Riviera dei Cedri.
L’impatto con il mare è quasi ingannevole. È ancora il cielo o siamo arrivati sulla costa? In una giornata senza nuvole è difficile rendersene conto. La fatica del viaggio viene ricompensata. Sono arrivato a San Nicola Arcella, piccolo comune nella provincia di Cosenza.
A livello storico, le più antiche testimonianze rinvenute nella zona risalgono a dodicimila anni prima della nascita di Cristo, nel periodo paleolitico, come tramandano i ritrovamenti di Praia a Mare e Scalea. Non a caso San Nicola Arcella è situata in mezzo a questi due paesi, e probabilmente ha ospitato quelle popolazioni antiche più di 10.000 anni fa.
San Nicola Arcella, situata a 110 metri sul livello del mare, a pochi chilometri dalla Basilicata, è comune autonomo dal 1912. Il suo centro storico, che ricorda tanto un merletto di viuzze, è saldo su di un promontorio. Prodotto tipico della zona, il cedro. La costa del paese infatti, rappresenta l’inizio del tratto di costa denominata “Riviera dei Cedri”.
Nel godersi il mare, risalta subito agli occhi la torre quadrata, struttura difensiva del periodo vice regnale spagnolo, e costruita nel XVI secolo. A quel tempo infatti, le coste calabresi erano infestate dai pirati-corsari che, oltre a depredare, uccidevano e rapivano la popolazione locale per farne schiavi.
L’unico modo per prevenire tutto questo era avvistarli in tempo (di giorno con il fumo e di notte con il fuoco), cosicché la gente potesse mettersi in salvo. Non di meno queste torri erano provviste di cannoni e distribuite a intervalli regolari. Ne furono costruire centocinquanta circa su un totale di 800 km di costa.
Si sale un po’. Si cerca il posto migliore per prendere il sole. I tempi sono cambiati. Lassù, da un’altezza delle rupi che superano anche i 90 metri, niente più manigoldi all’orizzonte ma semplici bagnanti che si godono la quiete delle onde, e qualche ora piacevole sotto il sole. E lì davanti. Nel mare. Un altro spettacolo. L’isola di Dino.




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