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Sacro Monte di Varese - foto : Foto dall'alto ©  ComeIlMare
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Sacro Monte di Varese

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Varese. Una città particolare, forse non proprio vivace dal punto di vista culturale, che ha nel paesaggio caratteristico i suoi punti forti.

Alle bellezze naturali deve il nome di “città giardino”, che mantiene ancora oggi, più nei ricordi che nei fatti.

L’urbanizzazione scriteriata ha dissolto molti di quegli spazi verdi, parchi e giardini frequentati da numerosi turisti, anche stranieri, fino a pochi decenni fa.

A pochi chilometri dal centro si trova tuttavia un gioiello poco pubblicizzato ma di sicuro interesse: l’omonimo Sacro Monte, conosciuto anche come Santa Maria del Monte.

La leggenda vuole che Sant’Ambrogio (vissuto nel IV secolo), dopo la vittoria sugli Ariani, decise di edificare una cappella in proprio onore sulle pendici del monte.

Da sempre luogo di pellegrinaggio, è alla fine del XV secolo che inizia la costruzione del complesso religioso con il Santuario.

Si rende però presto necessaria una strada che faciliti i sempre più numerosi pellegrini a raggiungere la vetta.

Il progetto si articola fino al concepimento di una lunga via sacra di pellegrinaggio orante e contemplativo, ritmata da quattordici cappelle ispirate ad altrettanti misteri del Rosario.

Ottenuto il consenso delle autorità spagnole, che in quel periodo dominavano Milano e le zone limitrofe, e ottenuti i fondi necessari alla realizzazione pratica dell’opera, il progetto viene affidato a Giuseppe Bernascone, celebre architetto varesino.

Aiutato da un contesto paesaggistico di indubbio e mirabile pregio, Bernascone rafforza la propria fama fondendo architettura, pittura, scultura e parola. Prendono così forma spazi sacri fortemente simbolici.

A questa “miracolosa fabbrica”, costruita soprattutto grazie ai fondi recuperati dalle offerte degli abitanti di Varese, a quell’epoca decisamente munifici, contribuiscono anche scultori e maestranze che operarono anche in altri Sacri Monti prealpini.

Contribuisce all’affresco delle cappelle anche un maestro di chiara fame, il Morazzone, il quale iniziò l’apprendistato in giovane età, a Roma, nella bottega del Cavalier D’Arpino dov’era presente, in quegli anni, anche il Caravaggio.

Alcuni affreschi sono molto più recenti come quello eseguito nel 1983 da Renato Guttuso e intitolato “Fuga in Egitto”.

Il Sacro Monte di Varese si unisce così ad una lunga “serie” di “sacri monti”, sorti a partire dal XVI quando, dopo la tempesta della riforma protestante, i fedeli d’Italia vollero arginare la temibile offensiva dei Luterani con la costruzione una barriera ideale. Ovvero di tanti Santuari dedicati alla madre di Dio.

Nonostante la caduta di valori morali e spirituali che caratterizza la nostra epoca, l’afflusso di persone che percorrono ogni giorno il percorso del Sacro Monte non si è mai veramente arrestato.

E se i pellegrini spinti da motivi religiosi sono sempre meno, la larga via selciata che porta dalla Prima Cappella alla vetta è anche un ottimo “percorso vita” per coloro i quali desiderano trascorrere alcune ore immersi nella quiete montana.

Lungo il tragitto si incontrano diversi banchetti che vendono souvenir e cibarie, in estate gelati, per rendere meno gravosa la “scalata”di circa due chilometri e duecento metri.

E’ possibile raggiungere il Sacro Monte utilizzando la linea del servizio pubblico varesino, oppure in automobile. I più allenati non disdegneranno la bicicletta.

Nel 2000 è rientrata in funzione la storica e suggestiva funicolare, che chiuse i battenti nel 1953. La corsa dura alcuni minuti al costo di un Euro.

Nel 2003 il Sacro Monte di Varese, insieme agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, è stato iscritto dall’Unesco nella lista del “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

Ulteriore conferma della qualità dell’attrazione è il numero di visitatori finora saliti al santuario, stimati, forse ottimisticamente, in circa cinquanta milioni.

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LIBRI

Tanti viaggi

"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011

Tangenziali, due viandanti ai bordi della città

"Tangenziali - due viandanti ai bordi della città" di Gianni Biondillo, Michele Monina - Guanda, 2010



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