Il modo migliore per conoscere una città è quello di perdersi. È così che si scoprono i suoi gioielli nascosti. Quelli non troppo sbandierati nei circuiti turistici. Succede a Venezia, nella rinascimentale Firenze e anche nella gigantesca Roma.
Ed è così che capita di trovarsi in uno spazio ben circoscritto. A metà strada fra Largo di Torre Argentina (dove la storia narra venne assassinato il dittatore Giulio Cesare) e il ghetto ebraico. Sono in piazza Mattei (incastonata fra vari palazzi), nel rione S. Angelo, e quello che ho appena scoperto è la Fontana delle Tartarughe.
Quando si arriva nella capitale, se parliamo di acqua, la meta è quasi obbligata. La fontana di Trevi è sempre la prima donna. Al di fuori di quella, c’è sempre il rischio di trascurare superbe prime attrici degne dei migliori flash, e soprattutto meritevoli di una delicata attenzione. Come appunto la Fontana delle Tartarughe.
L’opera venne disegnata dall’architetto e scultore Giacomo della Porta (Genova 1553 – Roma 1602) nel 1585, mentre le quattro figure umane, così come quelle dei mammiferi, furono eseguite dallo scultore fiorentino Taddeo Landini.
I quattro efebi poggiano su altrettante conchiglie di marmo portasanta. Quasi che fossero creature marine che vengono da un altro mondo. E si mostrano agli esseri umani. In tutta la loro purezza. Con un braccio proteso verso l’alto. Proteso ciascuno verso una tartaruga, pare tutte realizzate dal napoletano Gian Lorenzo Bernini, nel 1658.
Nel progetto originale però, non ci dovevano essere le tartarughe, ma altri delfini. Ciò non fu possibile a causa della pressione dell’acqua che non consentiva l’elevazione prevista. I nuovi delfini trovarono ad ogni modo un altro impiego, e vennero utilizzati per la Fontana della Terrina, collocata attualmente davanti alla Chiesa Nuova.
A livello storico, l’intera struttura appartiene a una serie di fontane e acquedotti realizzati sotto i papati di Gregorio XIII e Sisto V, realizzati per migliorare la fornitura idrica della Roma. E lì sotto cade l’acqua. Nell’ampia vasca quadrangolare. Parlando coi romani, non è difficile sentire chiamare la piazza Mattei, piazza delle Tartarughe.
Prima di andarmene, faccio un girotondo alla fontana. Una. Due, tre volte. Dopo un po’ ho come l’impressione che le figure si stiano muovendo. Merito dell’arte o del lasciarsi trasportare? Sono a Roma dopo tutto. Patria indiscussa dell’arte e del cinema. Qui ogni cosa è possibile.




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piccola curiosita.la famigli Mattei fece installare la fontana in una sola notte per dimostrare di essere una famigllia importante e far concedere al figlio una fanciulla in sposa