Quando si parla di Roma, e in particolare del suo Impero, il primo nome che viene alla memoria è quello di Gaio Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.), le sue conquiste in Europa, la sua dittatura e la sua brutale uccisione mediante ventitre coltellate da parte di vari senatori congiurati. Oggi, nel terzo millennio, quel luogo, circondato da moderni tram, autobus e negozi vari, ha ancora il potere di evocare la Storia.
Il luogo dove venne perpetrato ql’omicidio di cesare fu la Curia di Pompeo, nell’antica zona di Campo Marzio, che oggi ospita i resti di quattro templi romani di età Repubblicana. L’area è collocata nella piazza, detta Largo Torre Argentina. Il nome viene dal prelato originario di Strasburgo, Johannes Burckardt, maestro di cerimonie di ben quattro papi (Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, Pio III e Giulio II). Burckardt, era solito firmarsi Argentinus.
Ed è in questa zona che sorge una delle aree archeologiche più celebri. La cosiddetta “Area sacra”, composta dai resti di quattro importanti edifici architettonici: il tempio di Feronia (IV-III sec. a.C.), il tempio di Giuturna (241 a.C.), il tempio dei Lari Permarini (190 a.C.) e il tempio di Fortuna (101 a.C.).
In tempi contemporanei, nella piazza, passano automobili. Tram. Autobus. La frenesia della capitale domina incontrastata. Spesso è difficile concentrarsi su quanto ci è rimasto in eredità da più di duemila anni fa. Bisogna fissare la vegetazione che cresce fra le varie strutture architettoniche. Quasi perdersi. Fare un viaggio a ritroso dei secoli.
Dei quattro, il meglio conservato, e sicuramente il più riconoscibile, è il tempio di Giuturna, ninfa delle fonti, che ottenne l’immortalità e il dominio dei corsi d’acqua grazie all’amore di Giove, il re degli Dei. L’edificio riveste poi una particolare importanza commemorativa, poiché pare essere stato realizzato per celebrare la vittoria dei Romani nelle Isole Egadi contro la potente e acerrima nemica Cartagine.
Molto particolare è anche il Tempio di Fortuna. Lo si attribuisce all’omonima divinità femminile, poiché ivi furono ritrovati alcuni resti (testa, gambe e armi) della statua della dea, e oggi sono conservati nei Musei Capitolini, sempre a Roma. È caratterizzato da sei colonne.
Pur non potendo scendere e camminare fra i templi, è possibile vederli (e fotografarli) da tutte le angolazioni possibili. Un tuffo in storia e mitologia romana, mentre la nuova civiltà procede nella sua nuova strada, ma con un cuore pulsante ancora devoto all’Antichità. Così come succede ogni volta che si passa per Largo Torre Argentina.





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