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Riga, la bellezza nella fusione - foto : Lettonia, abitazioni in legno a Kipsala © Laura Piovesana
Lettonia, abitazioni in legno a Kipsala © Laura Piovesana
19.03.2010

Riga, la bellezza nella fusione

di Laura Piovesana

Riga, la più grande e cosmopolita delle capitali baltiche, a circa 15 km dall’incontro del fiume Daugava con il Mar Baltico. Città capace di vivere la propria dicotomia, sociale e culturale, in armonico equilibrio. Medaglia dalle due facce che dialogano fra loro. Metà della popolazione è lettone, l’altra russa con una minoranza di polacchi, bielorussi e ucraini.

Sono qui per lavoro. Restauro della Scagliola, tecnica di finto marmo, presente in 2 saloni dell’antica sede del Palazzo della Borsa. “Labrit”, tutte le mattine aprendo il portone, sorrido, dò il buongiorno. All’entrata del cantiere è allestita una zona fumatori, molto frequentata, uomini e donne allineati su delle panche di legno.

Cerco di camminare con naturalità. Non vedo i loro occhi su di noi. Li sento. Teste basse. Sigaretta in mano. Non una parola o gesto con il capo. Strascichi di diffidenza di retaggio sovietico? Anche. È una delle due facce. L’altra è Bruno, falegname attento a spendere con noi tutto il tempo che riesce a ritagliare al suo lavoro o Arvids, uomo di grande mole e inesauribile disponibilità.

Ogni viaggio è accompagnato da un buon Virgilio. Coloro che permettono di oltrepassare l’apparente per guardare, attraverso gli occhi della conoscenza, all’anima di un luogo. Ciò che a un primo avvicinamento mi apparse come stridente opposizione, rimanda ora tutta la sua equanime fusione. Città Vecchia e Città Nuova.

Divise da un canale, dialogano fra loro attraverso eleganti parchi che ospitano lo scorrere del naviglio che demarca le due zone. La più antica, racchiusa dalle mura della città medievale, è un brulicare di viuzze acciottolate, trappola infernale per i tacchi 12 tanto amati e portati con disinvoltura dalle cittadine.

Addentrarsi nel cuore di Riga significa lasciarsi ammaliare. Dai venditori d’artigianato e ambra dietro il duomo. Dalle piazzette che gelose della propria bellezza si nascondono alla vista, concedendosi solo a chi ha voglia di perdersi. Dal fascino dei ristoranti che ti accolgono prima di ogni pasto con un cestino in vimini ricolmo di pane speziato da accompagnare con burro alle erbe.

Oltrepassando una figura di donna alta nove metri, nota come “Milda”, eretta a simbolo di libertà nazionale, si arriva a Città Nuova. Catalogo di edifici Art Nouveau, la più grande raccolta d’Europa . Catapultati nell’altra faccia della città. Mondana. Intrisa della volontà di non far invidiare le più grandi capitali europee.

Mi trovo a metà del ponte Vansu. Collega Città Vecchia a Kipsala, un’isola. Il mio sguardo si sofferma sulle nuvole. Ritagliate da un manga giapponese stanno lì, come appese in prospettiva una dietro l’altra.

Le nuvole e i colori. Vivi. Forti. Quasi sfacciati che creano questa luce nordica, che più ha colpito i miei sensi. Sulla destra si affacciano alla foce del fiume abitazioni in legno riccamente ornato. Spuntano dalla vegetazione mostrandosi in un caleidoscopio di colori che vengono riflessi sulla pelle del Daugava. Veduta campestre. Nulla che faccia pensare di trovarsi nel bel mezzo di una capitale.

La faccia genuina che Riga sa ancora sfoggiare con orgoglio. Volgo ora lo sguardo alla mia sinistra. Svetta uno dei pochi pochissimi,grattacieli della capitale, sede di una banca. Armonioso nelle sue forme curvilinee. La luce del tramonto colpisce la geometrica griglia di vetrate, creando suggestivamente in me il ricordo del videogioco Tetris.

Riprendo a camminare. Scoppio in una risata solitaria ricordando il saluto di Bruno all’uscita del cantiere: “Paldies Dievam piektdiena! – Grazie a Dio è venerdì!”


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