Sguscio via dai boulevard losangelini. Mi ritrovo a fare l’autostop senza meta fra le tante fermate della subway newyorkese. Stranito, faccio il ritratto a una grande casa di Washington. Non è il mio posto questo qui. L’anima è insoddisfatta. Non vedo alberi abbastanza alti da farmi re-immaginare l’orizzonte. Ugre un’altra strada, destinazione Rapid City.
Seduto in una qualche caffetteria di non so quale località, nemmeno a distanza siderale dalla mia terra natia rinuncio alla mia amata torta di mele, che scopro essere un must da queste parti. Rapid City, si. Nel Midwest americano, acclamata da National Geographic Adventure Magazine tra le cinquanta Great Adventure Town degli USA. Un viaggio su di un convoglio ferroviario ed eccomi nel South Dakota, stato membro dell’Unione dal 2 novembre 1889 e il cui nome deriva dalla tribù dei nativi Lakota (Sioux).
Arrivato in tarda mattinata, non faccio tempo a organizzarmi che sono già in procinto di dirigermi verso le mitiche Black Hills, o Wapa Sapa, come le definivano i Nativi Lakota e Dakota. Il clima è piacevole. Niente umidità e precipitazioni. Banana Belt, così battezzato poiché uno dei più dolci del Midwest .
La cittadina, situata nella contea di Pennington, è molto piacevole e conserva ancora il suo flair western. Apprendo delle tante possibilità di passeggiata: mountain biking, sentieri per l’hiking, scalate e qualche sana galoppata. Non so resistere a quest’ultimo. Mi bastano poche decine di metri per provare una “furiosa” sensazione di eroico abbandono e redenzione. Un tempo terra di caparbi cercatori d’oro (in stile Paperon de’ Paperoni nel Klondike), oggi si suda sul Mickelson Trail, trecento miglia disponibili per i patiti di mountain bike con anche un dirt jump park in città (Cowboys Hills).
Una prevedibile aria patriottica soffia impetuosa ai piedi del Monte Rushmore, dove svettano i volti “pietrificati” degli ex-presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
L’idea di questo monumento venne allo storico locale Doane Robinson che nel 1923 suggerì l’idea di scolpire a grandezza gigantesca i volti di quattro presidenti americani che sino ad allora avevano inciso maggiormente nella storia degli Stati Uniti. La scultura venne realizzata dallo scultore Gutzon Borglum, fra il 1927 e il 1941; venne sostituito dal figlio negli ultimi mesi a causa della sua dipartita.
Affondo le mie orme nel Mickelson Trail (soprannominato Big Mack). 175 chilometri di percorso da Deadwood a Edgemont. Setaccio pendii graduali. Allento il fazzoletto legato intorno al collo. Conteso fra le note celesti. Sento l’alito di Madre Natura scolpirmi in tutto il suo intramontabile respiro integrale.





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