Suoni, profumi, tinte. India. I colori regnano sovrani in questo paese dalle mille contraddizioni che può insegnare molto, anche a vedere la vita sotto diverse prospettive e con nuovi occhi. All’arrivo a Delhi, vengo subito accolta dalla grandezza della città e le sue eredità inglesi: guida a sinistra, nomi di strade contaminati dalla tradizione hindi e urdu in un mix unico.
A ricevere il mio gruppo la prima notte è un concierge che al di là del turbante ha dei modi quasi occidentali. La camera è come ce la si potrebbe aspettare a New York. Delhi però riserva sorprese. Tanto metropoli di milioni di indiani, quanto punto di incontri, business e crescita economica nei settori più vari.
Ma la vera India è qualcosa d’altro. Dal pullman (più precisamente un camion adibito poi ad autobus), vedo le prime mucche libere per le strade, i bambini che sorridono correndoci incontro e salutando con la mano, e una miriade di gente. C’è chi vende frutta e verdura ai bordi dell’autostrada, chi viaggia in autobus seduto sul tetto o agganciato dietro il veicolo, e chi espleta tranquillamente i propri bisogni fisiologici dandoci le spalle. Una guida per le strade in tutto per tutto senza l’aiuto di frecce o semafori. Solo il clacson regna sovrano.
Faccio tappa ad Agra e il suo fascinoso passato, il Red Fort, complesso d’origine persiana di Etimaud-Ud-Daula, e infine l’attesissimo Taj Mahal. Quest’ultimo si staglia come un sogno in lontananza. Sembra un miraggio che si riflette nell’acqua, ma quando lo raggiungo sento la sua concretezza e perfezione nel fresco marmo a contatto coi piedi nudi, insieme all’immancabile folla indiana e turistica.
Sono nel Rajasthan nel periodo giusto per assistere a un momento di festa speciale: la fiera di Pushkar, che si trova all’incirca tra Jaipur, la città rosa, e Jodhpur, la città blu. Moltiplicate i colori e aumentate la loro potenza. Immaginate distese di bestiame, cavalli, dromedari, cammelli, mucche che vagano liberamente dappertutto, aggiungete il circo, le giostre, bancarelle di tutti i tipi e un tocco di fantasia felliniana, ed eccovi l’atmosfera che si respira lungo la città santa di Pushkar.
Alcune simpatiche scimmiette, che qui si chiamano langoor, fanno la loro comparsa sui tetti e sulle vecchie mura intorno al lago, come a farmi compagnia. Si respira una calma infinita e un grande senso di spiritualità seppur nel caos. Resto ammirata godendo di una vista dall’alto della città e aspettando il tramonto che tinga il tutto d’una calda sfumatura.
Cosa volere di più? L’induismo, così come il buddismo, insegna a non desiderare. Meta ultima per il conseguimento della felicità interiore e dell’elevamento spirituale della persona. Il resto della magia lo fa la serata, al ritorno verso il campo a bordo d’un carro tendato trainato da un cammello. Insieme al lento procedere ci accompagnano le stelle e la luna piena, che illumina orizzonti desertici e qualche gruppo di animali addormentati.
Il mio viaggio prosegue poi per Udaipur, la città del marmo, dove in mezzo a uno dei laghi spicca il meraviglioso albergo Lake Palace, di un bianco assoluto e dal disegno principesco.
Tocco la punta estrema dell’Est indiano arrivando a Jaisalmer, città dell’arenaria gialla, dove il sole brucia e la notte gela, cavalcando i suoi cammelli al tramonto verso il confine con il Pakistan. Scorgo parecchi gruppi di militari pronti al cambio della guardia ma il clima di avventura e relax serale non viene per nulla interrotto.
Tra le miglia incamerate, mi perdo nella storia di Bikaner e Mandawa, ex residenze dei maharaja locali, purtroppo oggi quasi in totale abbandono, con le fantastiche havelis, case-palazzo un tempo utilizzate dai ricchi commercianti che qui vivevano lungo “la via della Seta “.
I bambini hanno pochi mezzi per vivere e malgrado le condizioni precarie, lavorano e vanno a scuola, come ci spiega in un buon italiano un ragazzino locale, figlio di artisti miniatori. Molti ragazzini hanno capacità manuali e artistiche incredibili. Saprebbero creare ornamenti e sculture nei minimi particolari, di una bellezza che si può solo sognare.
È questa la sensazione. Aver sognato. Quando mi risveglio nell’autobus per le vie affollatissime di New Delhi e sento la testa girare per la mancanza d’ossigeno causata dai gas di scarico, penso proprio questo. India, spero presto di rituffarmi dolcemente nei tuoi segreti. Di ricordare i tuoi sogni e i brillanti sorrisi dei tuoi figli pieni di speranza. Namasté.






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