La sciolina sotto gli sci per cercare di andare più veloce. Un completo non proprio da fondista, ma non ha importanza. Tra poco sarò a pattinare circondato dalle montagne. Con gli alberi traboccanti di neve, neanche fossero meringhe alla panna sul punto di esplodere.
Sono in Val fiscalina (Fischleintal, in tedesco) a quota 1.454 metri s.l.m. Sono qui, in una valle minore dell’Alto Adige, fra il paese di Sesto in cima alla Val Punteria e Moso. Da qui posso raggiungere il Parco naturale Dolomiti di Sesto. Qui intorno, è pura poesia montana.
Basta aguzzare la vista ed ecco riconoscere alcune delle più celebri cime delle Dolomiti di Sesto, tra cui: la Croda Rossa, le Crode Fiscaline e la Cima dei Tre Scarperila Croda dei Toni, la Cima Undici e le inimitabili (e ammirate in tutto il mondo) Tre Cime di Lavaredo.
Sarà più di un decennio che non vedo la montagna d’inverno. L’ultima volta credo che gareggiasse ancora nelle competizioni internazionali il celebre Alberto Tomba. Sono fortunato. Le folle sono rimaste a casa. Incontro qualcuno sul tracciato. E come sempre, scatta il cordiale saluto.
Memore di passate (sfiancanti) esperienze, mi porto dietro una borraccia di tea caldo da consumare al momento opportuno. E in effetti basta che un nuvolone oscuri un po’ il sole per accusare il freddo. Resisto ancora per una ventina di minuti, poi mi fermo. Senza intralciare gli altri sciatori, mi siedo sul ciglio.
La bevanda è ancora calda. Intingo un po’ di cioccolata. Vedo il fumo dispersi nel cielo e qualche goccia bucare la neve. Resto basito. Più che di riscaldarmi, ha quasi l’effetto camomilla. Sento una mano gigante che mi dondola lasciandomi quasi dormiente per qualche secondo.
È difficile concentrasi sullo sforzo e sullo sport di fronte a un simile panorama. Vorrei raggiungere le vette degli alberi. Gridare da lassù se c’è qualcuno che mi può sentire. Poi resto da solo. Anche l’ultimo sciatore mi lascia alle spalle. E per qualche minuto, solo io e la natura. Scorgo un brivido di compiaciuta paura.
Ma poi ecco, simile un’apparizione, un’azzurra mongolfiera esce dal mimetismo celeste. Allarga ulteriormente il mio perimetro visivo. E si avvicina. Sempre di più. E finalmente comincio a spingere anch’io quelle benedette racchette. E spingo. E pattino sulla neve. E poi, ci sono anch’io.
Giusto il momento di vederlo toccare terra. Pardon, neve. E il mio sudore adesso può dissetarsi con l’aria fredda che inizia a salire. Ma io resto ancora là. Cercando in anticipo e senza aspettare la notte, qualche stella che non giochi secondo le regole. E che vaghi per il mondo alla sola ricerca di un sorriso sincero.





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Bellissima la descrizione delle tue sensazioni durante questo momento magico. L’immagine della mongolfiera è un qualcosa di veramente inaspettato e anch’esso magico.
Ho linkato questo tuo racconto su Trivago.it
Ciao
http://www.trivago.it/search.php?pagetype=&offset=0&searchtype=3&ref=index&q=val+pusteria
Tra dieci giorni sarò in Val Fiscalina con amici e la mia cagnetta Cody ad abbracciare il cielo i monti i boschi, mgari all’alpe di Nemes ed alla Croda Rossa ed in Val di dentro. Ragazzi, che roba! Il settimo cielo. A presto, Francesco.