Il temporale agita i suoi lampi, cavalloni spumanti di luce. Spengo la torcia. Ogni tanto il flash di un lampo abbaglia la mia tenda, a pancia in su sul mio sacco a pelo ascolto sorridente il ruggito della tempesta: la pioggia si propaga in folti squarci di soffitti ciondolanti.
Sento il vento furibondo agitare il mio rifugio, la mia tenda è lunga appena due metri e larga quasi uno e mezzo nel suo punto più ampio. L’ennesimo tuono sferza il cielo sanguinante, suoni piovaschi come crateri liquidi che si crepano di scatto sopra la mia testa, una pronuncia lunghissima parte dall’oceano sorvolando il campeggio fino a morire nel deserto poco distante.
Ogni scoppio si mischia dello scroscio aderente dai gusti di terra fresca, saline vibrazioni di potenza, fluttuazioni di fragori disarcionano il cielo delle sue briglie di quiete, ogni nuvola si sfascia perdendo consistenza, ogni senso si raduna in questo pacifico e violento esserci.
Ogni passato mi piove soporifero, la paura mi acquieta, questo è il mio posto, il vento inizia a diradarsi, il temporale comincia ad annusare un’altra destinazione fino a che resta un piovigginar quiete, melodico, essenziale. Chiudo gli occhi e assaporo, assaporo forte ogni buio alimentare, sugoso di rami e foglie sfilanti, scalcianti d’aria.
Tutto qua è un episodio di prime volte ed è cosi dolce abituarsi a sperimentare, accendersi di novità, tutto è “mai usato”, ogni oggetto prende fuoco della scintilla dei miei occhi e abuso, alleno sentimenti nuovi moderni moti che mi tengono in piedi, che mi accecano farfugliando l’ indicibile è questo il suono delle mie ore, delle mie giornate.
In questi attimi trovo ogni parola superflua, insignificante, marginale, veri e vuoti segni che non ritornano a nessun significato tattile, istruttivo o semplicemente decente, vedo invece miriadi, stormi di orme in volo, cumuli di impronte che girano in tondo compiaciute e divergenti, incoerenti e concatenate dal medesimo punto saldo di non averne nessuno.
In questa prima Patagonia potrei descrivere ogni emozione utilizzando mucchi celestiali di sinonimi ancestrali, eppure, con la medesima intensità ed efficacia, potrei agilmente usare tutti i suoi amici più contrari con la certezza di aver perfettamente detto la stessa cosa.
L’unica verità che appare lampante in questo luogo, è il paradosso onnisciente, lo stesso che in ogni istante gira intorno ad ogni descrizione rincorrendosi la coda, ogni tentativo di trasposizione da vivere a scrivere diviene parte di cianfrusaglie ordinate, di ritardi lucidi, d’ inganni teoretici, d’emozioni manoscritte, di condivisioni a forma di eleganza, ma non importa, il nettare è sfasciato in mangimi, e qui, restano solo gomiti e bucce d’infinito.
Balistiche dispersioni, prede, tormenti, veleggiano nella superficie dei momenti speciali: è in questa terra che la generalità ha covato ogni suo più lontano caso specifico. È qui che il paradosso avvolge ogni spazio discutibile e lo isola, è qui che le apparenze sottostanno a quest’unica verità dell’universo, disabitazioni interiori, solitudini sveglie.
Qua il tempo usa il suo nome e non l’orologio come spesso si confonde. Il tempo qui non è impegni ne affetti non è amore ma lo trascende, vagheggia energiche intuizioni, cola, ma soprattutto disinfetta: mettere un piede tra le scintillanti paludi delle malinconie e farsi travolgere senza opporre nessuna resistenza, solo questo è fondamentale, solo questo è fondamentale qui.





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Leggendo le tue parole mi sembra proprio di essere in Patagonia! La tua scrittura è evocativa, sognante, eterea…eppure così viva e reale!
Complimenti, Elia!
un racconto vero, esprime tutto il senso di libertà che oggi ci scordiamo. bravo Elo il tempo non è quello che contiamo con i minuti ma quello che viviamo sulla nostra pelle.. tra gioie ed errori.
Le tue parole creano luogi ambienti emozioni che si materializzato così d’istante di fornte a noi! Riesci a creare un movimento che ci squote dall’ozio che la nostra cuotidianità che inconsapevolemnete ci ammanetta con l’abitudine!
Vivere il nostro tempo è la nostra Libertà più grande e sembra proprio che tu lo abbia capito!
Non per ripetermi ma bellissimo persso di un più bel Viaggio!
Vi prego di leggere il libro “Margherita’s family house”( pubblicato da AltroMondoEditore che narra di un maraviglioso viaggio in Patagonia)e vi emozionerete ulteriormente !