In aeroporto, mi incanto a osservare le decine di persone che passano per il chek-in mentre la mia testa si affolla di mille considerazioni. Il mio aereo sta per atterrare. Manca poco alla partenza. L’entusiasmo risale. Penso che sto realizzando il sogno di tutti i viaggiatori incalliti come me. Viaggiatori di luoghi reali e immaginari, di mete vere e ideali.
Sono finalmente in Patagonia, la famosa terra dalla natura meravigliosamente prepotente. Mi sento piccola e indifesa ma non voglio rinunciare a niente di quello che si può visitare. Da subito mi accorgo che i miei due occhi non basteranno per cogliere tutte le rarità presenti in questa regione.
Terra dei giganti. La denominò così Antonio Pigafetta, uno dei pochi sopravvissuti alla spedizione di Ferdinando Magellano nel 1520. I Tehuelche e gli Aonikenk, tribù che abitavano la Patagonia, vennero scambiati per giganti dal navigatore portoghese di cui egli stesso racconta stranezze. La loro testa arrivava appena alla cintola degli indigeni?
Saliamo su un autobus mezzo sgangherato che tra ronfi e sbuffi dovuti ad una vecchiaia ormai avanzata ci trasporta da un luogo all’altro. Vaste distese di un paesaggio selvaggio si alternano a montagne altissime innevate, tra le più alte del mondo. La luce intensa quasi ci acceca. Laghi dai colori più vari e cangianti si nascondono tra i ghiacciai che li alimentano. Spazi sconfinati disorientano la nostra vista.
Siamo nella Patagonia argentina. Divisa tra Argentina e Cile questa immensa regione nella sua parte argentina si distingue in due aree: la Patagonia andina costituita dalle diramazioni della Cordigliera delle Ande e quella extrandina che si caratterizza per i suoi altipiani, le steppe e le enormi distese semidesertiche.
In questa sconfinata terra dell’America meridionale pochi sono i centri urbani. Godiamo della natura e di ciò che ci regala lontano dalle nostre metropoli affollate e caotiche. La nostra città preferita Santa Cruz dove ci ospita una calda pensione. In questa provincia visitiamo il Lago Desierto e ci godiamo la vista del Monte Fitz Roy situato nel Parco Los Glaciares. Al suo interno domina superbo il mastodontico ghiacciaio del Perito Moreno.
Al tramonto gli scenari si fanno travolgenti. Vette altissime come infuocate si stagliano nel cielo. Tinte mescolate come su una tavolozza, dal grigio al bluastro al nero colorano enormi nuvoloni che le circondano. Rimaniamo allibiti ad osservare mentre il vento soffia incessante.
Nella provincia di Chubut, una delle quattro città più importanti della Patagonia argentina con Rio Negro, Santa Cruz e Neuquén. Non possiamo non salire sulla Trochita, il famoso Viejo Expreso Patagónico (Vecchio Espresso Patagonico) a vapore, oggi una delle attrazioni turistiche di questa terra. Ci facciamo tutte le fermate da Esquel a El Maitén.
Da qui ci spingiamo fino alla Penisola Valdés dove ci accolgono le più belle specie marine al mondo. Le orche si esibiscono in deliziose performance. Ci dicono che in alcuni periodi si possono vedere anche le balene franche australi. Le foche e i pinguini di Magellano con piccoli passi di una simpatica danza animano la costa Atlantica. Zoo naturale.
Il nostro viaggio volge ormai alla fine. Percorriamo parte della “Cuarenta”, la strada che attraversa per 4700 km la Patagonia. Tragitto spettacolare con vista su laghi, fiumi e praterie. Ci conduce nella città di Ushuaia, la città più a sud del mondo situata ai piedi del monte Martial.
Siamo nella “Tierra del Fuego” o come l’aveva denominata Ferdinando Magellano “Tierra del Humo”con riferimento ai fumi degli indigeni. Tra opere di artigianato degli indiani Onas e resti di naufraghi ci immergiamo nel Museo della Fine del Mondo.





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Patagonia, sicuramente terra da visitare..E’ importante farlo con chi può condividere le stesse emozioni suscitate da questa terra. Grazie.