Ankara, capitale della Turchia e una delle metropoli più grandi del Paese in cui convivono musulmani e, in minoranza, cristiani (ortodossi e cattolici) ed ebrei.
Ankara si trova adagiata sull’altopiano anatolico e conta oltre tre milioni di abitanti. La città si veste di frenesia quotidianamente e, la zona più moderna, pullula di cartelloni pubblicitari posizionati ovunque. Sui muri, sugli edifici, alle fermate degli autobus. In ogni dove sia possibile.
E’ affollata e frettolosa, caotica e moderata al tempo stesso. Qui, la maggior parte delle donne, soprattutto le più giovani, indossano abiti occidentali, sebbene coprenti spalle e gambe. E non tutte celano il capo sotto il chador, il velo islamico.
La sua collina è sovrastata dalle rovina dell’antica cittadella in cui si trovano monumenti di origine greco-romana, tra cui il tempio di Roma e di Augusto.
Non è una città cosmopolita come Istanbul, ma ha un fascino e una suggestione non indifferenti. E’ considerata il cuore grande, viste le sue dimensioni, e pulsante della Turchia orientale.
Inoltre, è sede della locale Università, nonché di altri due atenei, della biblioteca nazionale, del museo archeologico che ospita molti resti delle passate civiltà, del museo etnografico, del teatro statale, dell’orchestra filarmonica presidenziale e, naturalmente dell’imponente e importante mausoleo di Atatürk, quotidianamente visitato da centinaia di persone.
Mustafa Kemal Atatürk, militare, fondatore e primo presidente della Repubblica turca. Sconfigge i greci nel 1919-22, ristabilendo l’unità del Paese e deponendo il sultano Maometto VI. Nel 1923 cambia il volto alla Turchia trasformandola in repubblica.
Da allora da’ il via ad una serie di riforme politiche, sociali ed economiche. Di stampo occidentalista. Abolisce, infatti, il califfato, riconosce la parità tra i sessi, istituisce il suffragio universale, adotta l’alfabeto latino, il calendario gregoriano e il sistema metrico decimale.
Ma non solo, a garanzia dell’autorità statale, impone un sistema a partito unico reprimendo la minoranza greca.
Ordina, inoltre la realizzazione di un’enorme diga per l’irrigazione dei terreni che, però muta l’assetto geografico del Paese e le conseguenze riguardano, non solo l’agricoltura ma la salubrità dell’acqua stessa. Monte zone, infatti, sono interessate da fenomeni di dissenteria e, inutile dirlo, ai viaggiatori è sconsigliato abbeverarsi a fonti pubbliche.
La tendenza all’occidentalizzazione del leader politico si nota anche nella sua decisione di far adottare alla popolazione regolari cognomi di famiglia, come d’usanza nel mondo occidentale. Ed è proprio allora che, nel 1934, il Parlamento turco gli attribuisce il cognome Atatürk il cui significato è: grande progenitore turco.
I ritratti di Atatürk osservano la “sua” Turchia da ogni luogo. “Lui” è ovunque e tale presenza si riscontra nei turchi stessi, nei discorsi, nei comportamenti, nel rispetto profondo e nella devozione che nutrono per Kemal.
Il mausoleo è uno dei tanti tributi, il più grande, a questo personaggio, ormai storico, e numerosi turchi, provenienti da varie zone del Paese, vi si recano per omaggiare Atatürk. Come una processione, in fila ordinate, salgono le scale che conducono al piccole colle su cui nasce il mausoleo.
E’ ampio, d’aspetto semplice, ma austero e squadrato. La struttura si affaccia sulla città, dall’alto, come ad abbracciarla. Appena giunti sulla piazza dove si staglia l’edificio, ci si trova dinanzi ad un rettangolo a cui lati svettano delle colonne che delimitano la zona.
E’ una pianta regolare circondata da colonnati che conducono verso un’altra scalinata. Quella centrale da cui si accede all’interno del mausoleo. E l’interno è ancora più imponente e suggestivo.
Sale e corridoi trasportano il visitatore attraverso i conflitti combattuti da Atatürk e il tutto è reso più realistico e inquietante dai suoni che accompagnano la visita. Suoni e rumori di battaglie, voci di soldati, proiettili sparati, mitra, bombardamenti, esplosioni. La guerra incombe nel sonoro, ma anche visivamente.
Alcune pareti delle sale, infatti, sono affrescati con immagini belliche, mentre in altri luoghi campeggiano ritratti di Atatürk dallo sguardo fiero e dagli occhi azzurri.
I suoi oggetti, la sua scrivania, le sue vesti, le sue gesta. Qui, ogni cosa è riprodotta ed esposta. Come in un reliquario. Il fondatore della repubblica muore ad Istanbul nel 1938, di cirrosi epatica, a 57 anni. E qui, le sue spoglia riposano. Sulla collina di Ankara.





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