Foglie secche scricchiolano sotto gli scarponcini. Gemme di resina sbocciano sui tronchi e pendono dalle conifere, come stalattiti. Il profumo di muschio selvatico si spande nelle narici: fatico a inalare quest’aria pura, quasi rarefatta, abituata come sono allo smog metropolitano. Nel silenzio del bosco, sotto il cielo d’Abruzzo che abbraccia la Majella, tendo l’orecchio e aguzzo la vista. So che mi stai guardando, amico lupo.
Sì, proprio tu, che le favole dipingono come feroce mangia bambini e nonne. Tu che dovevi popolare i miei incubi, sei sempre stato il preferito. Perché nel tuo atteggiamento, fintamente schivo, mi riconosco. Chi dice “lupo solitario” non ti ha mai visto col branco (termine lontano miglia da quella connotazione violenta e sadica che leggiamo sul giornale). Non è vero che ci piace la solitudine: ma abbiamo imparato a scegliere.
Sono venuta a cercarti, spirito libero. A cercare quello sguardo che sembra così malinconico quando ci guardi. Ma non riesco a trovarti, in questo dedalo di aceri, pini neri e faggi. Solo quando raggiungiamo una radura di betulle, la guardia forestale mi fa cenno di essere ancora più cauta. Da un albero sale un odore aspro di urina: da poco sei passato a marcare il territorio.
Un crepitio sul tappeto di foglie fa sobbalzare il cuore: ci giriamo di scatto, ma è solo un gracchio corallino, che smuove col lungo becco rosso il terreno, in cerca di insetti. No, non è giunto ancora il momento per il nostro rendez-vous. La guardia forestale osserva l’orizzonte col binocolo: passandomelo, mi indica un punto sul costone roccioso. Da una forra ad un’altra, un camoscio sta compiendo le sue spericolate evoluzioni.
Proseguiamo la nostra passeggiata circondati dal canto di qualche uccellino. Una cinquantina di metri più in là, ecco un cervo dal palco imponente che attraversa il sentiero. Non sembra disturbato dalla nostra presenza, anche se cerco di trattenere il fiato e restare immobile nella mia posizione.
Costeggiamo un piccolo specchio d’acqua. I vapori del sole si sollevano come in una sauna. Una vibrazione tra i flutti e da una serie di cerchi concentrici fa capolino il musetto di una lontra. Così come apparso, scompare.
Insomma, lupo, ho incontrato quasi tutti i tuoi vicini di casa. Nello spicchio d’azzurro che buca il folto della foresta, anche un’aquila reale ha modo di farsi vedere. La guardia decide di deviare il percorso e salire in altura per ammirare l’ingresso alla grotta del Cavallone, anche nota come Grotta della Figlia di Iorio, perché parte della tragedia d’annunziana è ambientata qui.
Sulla Valle di Taranta si proiettano ombre in corsa. Minuscolo come un punto, veloce come una nuvola, eccoti. Ti fermi e sembri guardare nella mia direzione: d’istinto sollevo le braccia per salutarti come un vecchio amico. Il tuo ululato era una risposta al mio sconclusionato gesto di benvenuto? Quello che so è che poche volte nella mia vita ho provato così tanta emozione nel sentire un semplice “ciao, sono qui”.





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