Provate a mimare con le mani lo scatto di una macchina fotografica e utilizzate i vostri occhi come obiettivo. Dall’alto di una collina. All’alba. Salendo e scendendo per le stradine che attraversano la città di Orvieto. Un autentico tesoro della nostra Italia centrale.
Situata nella parte sud-occidentale dell’Umbria, al confine della provincia laziale di Viterbo, la città di Orvieto (325 s.l.m.) si trova, in provincia di Terni, e costruita su una rupe di tufo (roccia magmatica), a 325 m s.l.m., che domina la valle sottostante dove scorrono i fiumi Paglia (86 km di lunghezza) e Chiani (42 km) poco prima di confluire nel Tevere.
Con i suoi 281 km² di superficie, è uno dei cinquanta comuni più estesi d’Italia. Il punto più alto è il monte Peglia (837 m s.l.m.), al confine con il comune di San Venanzo. Il territorio di Orvieto è parte della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana.
Per tre anni consecutivi, dal 2004 al 2006, la città ospitò il raduno nazionale di Emergency, l’associazione umanitaria fondata dal chirurgo di guerra Gino Strada.
Capita che al risveglio, se osservata da fuori le mura, come nella frazione di Rocca Ripesena, la si possa vedere avvolta da un abbraccio di nuvole. Mentre per chi arriva in treno (l’unica stazione umbra dell’intercity nell’asse Firenze/Roma), una piacevole funicolare conduce i visitatori dentro la città.
Bastano pochi passi, e si arriva a quello che è il monumento per eccellenza. Il Duomo. La cattedrale gotica la cui costruzione iniziò alla fine del XIII secolo per volere di papa Niccolò IV, e venne dedicata alla Vergine Assunta. I lavori poi si protrassero fino al XVII secolo.
Vari sono i motivi della sua costruzione: politici, urbanistici, sociali, artistici e non solo religiosi, come vorrebbe la tradizione, che lega il Duomo al miracolo dell’Eucarestia avvenuto a Bolsena nel 1263-. Si narra infatti “che sopra del Corporale l’ostia diventò vermiglia et fecesi carne e sangue”.
Seppur non umido, il caldo si fa possente d’estate. Nulla di meglio di un bel gelato fresco, gustato magari all’ombra dell’imponente edificio. Le squisite pasticcerie del posto invece sapranno lenire qualsiasi dolore sentimentale che richieda un po’ di “zucchero” supplementare.
Passare qualche giorno a Orvieto è come fare un viaggio nel blues più speciale dei propri pensieri. Quando si riparte, ci si rende conti che la strada del ritorno non sarà uguale a quella dell’andata. Vi fermerete dalla città per riguardarla. Crogiolarvi dentro. Abbassate il finestrino e ditele qualcosa ad alta voce.





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