Vi confesso la mia curiosità. Un gran parlare. Una grande aspettativa. Durante il viaggio che mi separa dai mulini a vento, pensavo e ripensavo a cosa mi potesse preparare a livello di accordi, per vedere. Arriverò al loro cospetto, moderno Don Chisciotte con le idee molto chiare su dove ascoltare le delicate serenate di Eolo.
Quando la fantasia diventa realtà, eccomi diventato protagonista metaforico del video “Everybody hurts” degli R.E.M. dove le macchine restano bloccate a un ingorgo in una delle tante autostrade americane. E anch’io non riesco a muovermi. Immobile di fronte questo intercalare d’aria che scandisce.
I mulini di Kinderdijk sono come Piazza San Marco a Venezia, Ponte Vecchio a Firenze o la Statua della Libertà a New York. Impossibile non visitarli. A ragione, questi (diciannove a vento, nove a base circolare e dieci a base ottagonale) sono stati inseriti del patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco.
Il nome della cittadina, a quindici chilometri da Rotterdam, significa “diga dei bambini”. La leggenda narra che durante l’alluvione del 1420 (la più violenta mai avvenuta sul suolo olandese) una culla con dentro un bambino e un gatto, trasportata dalle acque, andò a depositarsi sulla diga.
Fra le mete più consigliate dall’Ente del Tuirismo Olandese, c’è Zaanse Schans, piccola comunità di poche decine di abitazioni, considerata (a ragione) si un museo all’aperto che ricostruisce la vita nella regione dello Zaan due secoli fa. Difficile, dicono, immaginare un’Olanda senza Zaanse Schans.
Le cronache raccontano che qui un tempo c’era una fiorente attività commerciale di quasi ottocento mulini. Oggi il panorama è decisamente cambiato. Fra quelli funzionanti c’è il De gekroonde Poelenburg, uno degli ultimi cinque mulini usati come segheria in Olanda. L’incantevole De Kat (aperto sette giorni su sette), usato ancora oggi per la macina dei minerali usati per i colori e per le vernici.
A Schiedam (comune situato nella provincia di Olanda meridionale) invece. trovo i mulini più alti del mondo: ‘de Noord’ e ‘Vrijheid’, che raggiungono i trentatre metri di altezza. Altri poi raggiungono altezze sopra la media, e questo perchè, essendo costruiti in città, dovevano ergersi al di sopra dei tetti delle abitazioni per poter sfruttare la forza del vento.
E nel momento di ripartire, mi volto indietro e mi sembra di lasciare tanti amici che mi salutano. Continuano a farlo. Anche quando sono già in fase di salita in aero, rompo la mia consueta ansia e butto l’occhio. Arrivo oltre. E li vedo girare ancora. Agito il braccio, promettendogli di tornare.





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