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Norvegia, sul treno della Flåmsbana - foto : Flåmsbana © Morten Rakke VisitFlåm
Flåmsbana © Morten Rakke VisitFlåm

Norvegia, sul treno della Flåmsbana

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Un fischio, un lieve sobbalzo. E il treno della Flåmsbana parte. Dal finestrino aperto dell’ultima carrozza, vedo le acque dell’Aurlandsfjord, il tratto del Sognefjord, luccicare all’orizzonte, mentre la stazione di Flåm si allontana lenta.

Il convoglio attraversa il piccolo villaggio norvegese, passa vicino alla scuola e inizia la sua arrampicata lungo i venti chilometri che attraversano le montagne per arrivare sino all’altopiano di Myrdal.

Seguendo le indicazioni preziose di Bettina Hansen, guida incaricata dalla Ferrovia di accompagnarmi in questo viaggio, mi sposto nello scompartimento riservato ai giornalisti per vedere da entrambi i lati il panorama, e catturarlo in un click.

Bettina è una ragazza danese che trascorre a Flåm l’estate, lavorando come stagionale. Mi confessa di essere innamorata della Flåmsbana e della sua storia. Una storia che inizia nel secolo scorso quando, per dare un’alternativa al trasporto sui fiordi, nacque l’idea di costruire questo percorso.

Nel 1923 iniziarono i lavori, e nel 1936 furono montati i primi binari. Il tratto venne inaugurato per un breve periodo il 1° agosto del 1940 e fu percorso da locomotive a vapore. Dal 1944 entrarono in azione quelle elettriche. Oggi la flotta è composta da sei locomotori e 12 carrozze.

Il treno ci mette un’ora per forare i venti tunnel lungo i lati montuosi della zona: 18 furono scavati manualmente dai lavoratori – i rallar – che impiegarono un intero mese per ogni metro sottratto alle montagne.

Per non rischiare frane, la ferrovia attraversa fiumi e valli ben tre volte lungo il tragitto. I corsi d’acqua sono stati incanalati sotto la linea senza costruire ponti. Quasi l’ottanta per cento dei binari hanno un grado di salita pari al 55 per mille: praticamente una ascesa di un metro su ogni 18.

A ogni traversina percorsa lo scenario è sempre più splendido. Dopo la stazione di Lunden verso quella di Håreina, la valle di Flåmsdalen si apre e mi regala fattorie colorate tipiche della zona. Qualche chilometro ancora e posso vedere la montagna di Vibmesnosi a 1260 metri sul livello del mare e l’impareggiabile cascata di Rjoandefossen.

Verso la stazione di Dalsbotn, i miei occhi incontrano la fattoria di Styvisethaugen, eretta su un sasso enorme. A Berekvam, a metà strada tra Flåm e Myrdal, il convoglio si ferma: qui ci sono i due binari paralleli su cui si incrociano le locomotive provenienti dalle due località.

Pochi minuti soltanto e si riparte. Il treno continua la sua salita verso Blomheller. Bettina mi dice di guardare lassù, sui picchi delle montagne, da dove in inverno scendono lavine pericolosissime. Due chilometri e il convoglio arriva a Kårdal, la più alta zona abitata nella valle di Flåmsdalen, con la cascata di Kårdalsfossen e la vecchia strada lungo l’altra valle di Ugjerdsdalen.

Superata la galleria di Nålitunnelen, la più lunga della linea con i suoi 1340 metri, il convoglio inizia a zigzagare lungo 21 curve strette ed esce dal tunnel di Bakli. Qui si ferma per dieci minuti.

Bettina ed io scendiamo insieme agli altri passeggeri per ammirare l’immensa cascata di Kjosfossen, generata dal fiume nato sul lago di Vatnahalsen e che scorre verso la centrale idroelettrica grazie a un altro tunnel.

La forza delle acque è immensa e gli spruzzi arrivano sin sulla pensilina in cui ci troviamo. Dai ruderi della vecchia stazione acquifera compare improvvisa una sagoma che richiama a sé gli uomini. Fa parte del folclore della zona e questa figura – che a me pare più un uomo in abiti femminili che una donna – porta il nome di Huldra, la ninfa del bosco in cerca di “compagnia”.

Al suo richiamo preferisco gli occhi verde mare di Bettina nei quali si specchia la cascata. Risaliamo in vettura, pronti per l’ultimo tratto. La locomotiva riparte lenta e porta le carrozze dentro il muro della galleria vicino alla stazione di Reinunga dove si apre una finestra sulla valle.

Quasi alla fine del percorso, il treno si ferma a Vatnahalsen. La stazione dà nome all’omonimo hotel, il più caratteristico di questa zona. Qualcuno, zaino in spalla, scende e si congeda da chi come me deve fare gli ultimi chilometri per arrivare a Myrdal.

L’altopiano è ormai vicino. Il convoglio arriva in orario al suo ultimo stop. Pronto a riprendere fiato ed energia per ritornare a Flåm. Dopo aver salutato Bettina, lo vedo ridiscendere nella valle, mentre io salgo sul treno che mi riporterà a Bergen, da dove questo viaggio tra i fiordi della Norvegia è iniziato. Per continuare nei miei ricordi.

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