Il palazzo di un re ha sempre un bel giardino da ammirare e in cui deliziarsi passeggiando con la corte. In questo caso, il palazzo è a Madrid e il re è borbonico, ma il giardino è in realtà un enorme parco pubblico di oltre cento ettari: Jardines del Buen Retiro o, semplicemente El Retiro.
Pubblico da oltre un secolo e realizzato nel Seicento. Inizialmente progettato per rappresentare il parco di una residenza reale e per consentire a Filippo II di pregare in ritiro (da qui il nome). E’ in stile francese e i madrileni, ma non solo, ne fanno parte integrante della loro vita.
Passeggiate, pic nic domenicali, concerti, fiere, manifestazioni, gite in barca nel piccolo laghetto, spettacoli di burattini, jogging. Insomma, un polmone verde e piacevolissimo nella vivace capitale della Spagna.
Dopo poche centinaia di metri dall’ingresso, superata la prima fontana, ci si trova dinanzi al lago. Di forma semicircolare, sembra nascere dal monumento dedicato al sovrano spagnolo, Alfonso XII, morto all’età di ventotto di tubercolosi. Un monumento imperioso che scende, con una piccola scalinata, verso le acque del lago.
Qui, barche da noleggio ondeggiano placidamente sotto il cielo terso e disegnano scie al loro passaggio. Spesso, il laghetto ne accoglie tante contemporaneamente da farle apparire come aquiloni colorati in un cielo fatto di acqua, invece che di nuvole.
Il parque del Retiro ospita lo splendido Palacio Velázquez, Casa de Vacas, la rosaleda, ovvero il roseto, una originale fontana con l’unica statua pubblica al mondo dalle sembianze di Lucifero, El Ángel Caído (l’angelo caduto), sita nella zona sud, e il Palacio de Cristal.
Quest’ultimo trova sede davanti ad uno specchio d’acqua al cui centro zampilla una fontana dal getto potente ed elevato che quasi sovrasta i cipressi più alti. Papere e cigni, in particolare uno nero, si muovono eleganti sulle rive del laghetto. E in esso, vanitosamente, si mostra, con le sue forme trasparenti, il Palacio de Cristal.
Trasparente. E’ appunto così il Palazzo di Cristallo. Interamente costruito in vetro e strutture metalliche nel 1887 per ospitare una raccolta di piante tropicali. Il suo nome evidenzia lo spirito che lo abita. E’ leggero come il soffio ad una piuma, unico, delicato e luminoso.
I raggi del sole si rifrangono ovunque in questo luogo. Vetrate, porte, soffitti. Tutto c’è e non c’è al tempo stesso. E’ un gioco di luci e di colori. Una maestria di rifrazioni. Si può osservare qualsiasi cosa, sia dall’interno, sia dall’esterno. E, in un certo senso, non esistono un interno e un esterno perché tutto è visibile da qualsiasi prospettiva.
E’ il palazzo delle fiabe, usato per mostre e suggestioni d’autore. Ci si muove a piccoli gruppi nella sua ampia sala e con attenzione per evitare di scontrarsi con una parete trasparente!
Osservandolo dall’esterno, il Palacio sembra una sorta di gigantesca serra o un uccelliera che consente il volo, in piena libertà, alla fantasia.





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