Colline ondulate, morbide, basse, che sembrano sfiorare appena il suolo su cui si adagiano, ornate, come preziosi gioielli, da filari di viti che si susseguono in un’ordinata geometria di grappoli d’uva. Profumi di mosto, di cucina tradizionale che si fanno spazio nell’aria. E’ questo il Monferrato.
Siamo in Piemonte, in una delle regioni storiche, ricca di fascino che si estende tra le province di Asti e Alessandria e, verso sud, lambisce il Po, sfiora l’Appennino ligure e le province di Genova e Savona.
Qui il viaggio assume gli aspetti più vari, charme, terme, alberghi di lusso, dimore d’epoca, spa oppure agriturismi familiari, bed and breakfast, cicloturismo, trekking, rafting, semplici passeggiate alla portata di tutta la famiglia.
Uno degli itinerari più apprezzati per conoscere il territorio, dal punto di vista paesaggistico, culturale ed enogastronomico è rappresentato dalle “Strade del Vino” e, in particolare dal “Percorso della Barbera d’Asti”, vino che di recente, grazie all’impegno associativo del Consorzio di tutela dei vini di Asti e Monferrato, ha ricevuto il maggior riconoscimento in campo enologico, la docg, denominazione di origine controllata e garantita. Motivo in più, oggi per regalarsi una scollinata tra le sue vigne.
Il tragitto si snoda da Asti a Nizza Monferrato, passando per Isola d’Asti, San Martino Alfieri, San Damiano d’Asti, Castagnole delle Lanze, nella zona della valle del Belbo e, sia nella bella stagione, sia nel periodo della vendemmia, verso settembre, offre innumerevoli eventi legati alla buona cucina locale annaffiata dalla Barbera, vino che, in Piemonte, viene tradizionalmente definito al femminile, feste patronali, sagre del bollito, dello gnocco fritto, del grissino, del peperone. Insomma, un viaggio multisensoriale ed emozionante.
Ma se le emozioni di una lunga passeggiata tra chiese romaniche, castelli, manieri feudali, pievi lungo le “Strade del Vino” non saziano l’enoturista, si può assistere alla storia in diretta. A Canelli, a sud della provincia astigiana, località famosa per le sue “Cattedrali sotterranee”, cantine, patrimonio Unesco, scavate nel tufo, è di moda il passato. Letteralmente.
Il 19 e il 20 giugno di ogni anno si rievoca l’assedio canellese, subito nel 1613, durante il periodo delle guerre di successione per il Ducato del Monferrato. Oltre mille figuranti di tutto il paese, si danno battaglia sul campo, alla presenza di un vasto pubblico che, un po’ divertito, un po’ stupito, fa un salto nel passato partecipando attivamente alla manifestazione.
Tra il rumore di spari, urla delle guardie di ronda, ordini dei militari ai soldati semplici, Canelli vive, o meglio rivive, due giorni del Seicento, anche a tavola dove le pietanze proposte sono quelle dell’epoca, riportate da fonti storiche. Si spazia dall’arrosto cotto nello spiedo sulle braci vive, alle zuppe di legumi, alle robiole di pecora, ma anche piatti ormai desueti come la salciccia di pesce di fiume o i “savori” dolci e piccanti che accompagnano alcuni piatti di carne.





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