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Mulhouse, viaggio a bordo della città dei treni - foto : Una scena di viaggio riprodotta al Museo dei treni di Mulhouse © Monica Genovese
Una scena di viaggio riprodotta al Museo dei treni di Mulhouse © Monica Genovese

Mulhouse, viaggio a bordo della città dei treni

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Tutti in carrozza. Signori si parte. Destinazione: Mulhouse. Alsazia. Regione francese, poco distante dal confine con la Svizzera.

E’ qui, in questa città industriale, multietnica, a 43 chilometri a sud di Colmar che ha dato i natali a Frédéric Auguste Bartholdi, ideatore della statua della Libertà, che è possibile fare un salto indietro nel tempo.

Si torna al passato, quando i treni viaggiavano a carbone, fino a giorni nostri in cui la velocità raggiunta sulle rotaie arriva a toccare i seicento chilometri orari. Ma questo è un record tutto francese.

Mulhouse offre la possibilità di visitare molti musei e, a questo si deve la sua fama turistica. La Cité du Train, ovvero il museo delle ferrovie francesi, riaperto nel 2005 e completamente ristrutturato, espone una collezione davvero unica. Il parco locomotive e vagoni della Sncf, le ferrovie francesi.

Seimila metri quadrati di spazio in cui sono ospitati cinquanta modelli in miniatura, plastichi curati nei più piccoli dettagli, numerosi treni, alcuni dei quali “aperti” e scomposti per carpirne i segreti, riproduzioni di scene da viaggio con fantocci e manichini in costante animazione con tanto di audio in varie lingue e di video che rappresentano i treni nella storia.

Ci si immerge nell’osservazione dei treni durante le guerre, quando servivano al trasporto dei carri armati e dell’artiglieria pesante, oppure quando erano teatro di molte emigrazioni dalle regioni meridionali a quelle settentrionali del mondo, in particolare dell’Italia.

E così, in maniera realistica, sbirciando attraverso il finestrino di una carrozza passeggeri, si scorgono simulazioni che raffigurano viaggiatori di inizio Novecento, di terza classe con le loro valigie di cartone, il cartoccio del pranzo, il fiasco di vino che, dal sud della Penisola si trasferiscono nelle grandi città industriali del nord.

Le voci in sottofondo interpretano i vari personaggi che, di volta in volta, commentano il loro viaggio. Si susseguono, in tal modo, i pensieri degli emigranti che abbandonano la propria casa per un futuro incerto altrove.

E’ un pezzo di storia che si ripete oggi, considerando che il fenomeno dell’emigrazione continua.

Di carrozza in carrozza, il cammino dal passato al presente continua ed ecco che, in tutta la sua maestosa bellezza, si presenta l’Orient Express. Un treno di lusso i cui interni ricordano confortevoli salottini dove le signore della buona società inglese, adorne di perle bianche al collo ed eccentrici cappellini, discorrono amabilmente del loro viaggio in Italia, mentre un cameriere offre loro del vino.

E’ un po’ come spiare la storia e la vita di quanti l’hanno vissuta, ognuno in modo diverso e ognuno in modo assolutamente unico.

La zona più moderna del museo, ampia e luminosa, è forse meno romantica, ma sicuramente particolare. E’ possibile, infatti, provare l’ebbrezza della velocità come se ci si trovasse nella cabina pilotaggio di un modernissimo treno.

Un simulatore, a disposizione dei visitatori, sempre in funzione, consente di stare seduti davanti ad un grande schermo sul quale si proietta la corsa record di tre macchinisti francesi che spingono al massimo della velocità il mezzo che pilotano.

E’ emozionante. Si sentono perfettamente tutti i suoni e la scena è ripresa da varie angolazioni, in modo da osservare l’effetto delle rotaie in corsa sui binari, il cambio dei cavi elettrici, il passaggio nelle stazioni. La sensazione è quella di viaggiare pur stando immobili.

L’ebbrezza della rapidità si avverte. Il fiato si fa corto, il cuore palpita e pare che nulla debba arrestare la corsa. Fino a quando, lentamente il treno decelera e si ferma. I tre macchinisti hanno raggiunto il record. Seicento chilometri orari!

E ora signori si scende. Il viaggio è terminato.

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LIBRI

Contare i passi

"Contare i passi. Dai Pirenei all'Oceano sul Cammino di Santiago" di Carla De Bernardi - Mursia, 2010

Viaggiare per dimenticare

"Come finisce un amore" di Philippe Besson - Guanda, 2009



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