Abbazia di Montecorona (PG), torre campanaria © Luca Ferrari
Nella valle del Tevere, nel nord-ovest dell’Arcidiocesi di Perugia. A soli 4 km da Umbertide (PG) e ai piedi del Monte Acuto-Monte Corona, a 240 metri sul livello del mare, sorge l’imponete Abbazia di San Salvatore. Un importante monastero benedettino fondato nel 1008 da San Romualdo, fondatore dei Monaci Camaldolesi.
La chiesa superiore, di origine romanica e modificata nel XVI e XVII secolo, a tre navate, presenta resti di affreschi trecenteschi di scuola umbra e un imponente presbiterio rialzato con ciborio dell’VIII secolo e abside gotica con coro del XVI sec. La cripta invece, divisa in cinque navate con tre absidi e volte a crociera sostenute da colonne romane e medievali, lasciano presumere la preesistenza di un luogo di culto pagano.
Boschi di rovere. Faggi. Castagni. Il sentiero “la mattonata”. Sono questi gli ingredienti che conducono alla sommità del Monte Corona (705 s.l.m.) dove, nel XVI secolo venne edificato l’omonimo eremo. L’edificio è formato da un complesso di edifici con 16 cellette in ci i camaldolesi abitavano e pregavano.
All’esterno, vicino alla facciata, si trova il campanile con l’orologio restaurato nel 1992. Non sono molte le notizie certe su questo. Nasce in pianta circolare (epoca longobarda) e prosegue verso l’alto (XIV secolo) diventando prima endecagonale (11 lati), poi ottagonale. La presenza di piccole feritoie lasciano pensare che anticamente potesse essere una Torre di Difesa.
Nel 1234, papa Gregorio XI concesse all’ordine dei monaci cistercensi l’Abbazia di S. Salvatore. Solo due secoli esatti dopo, tornerà ai camaldolesi, per ordine del nuovo pontefice. Eugenio IV
L’Abbazia di Monte Corona fu in passato un monastero molto importante. Nel 1275 aveva giurisdizione su ventuno chiese. Non solo. Era riconosciuta come un grande centro di meditazione e preghiera; un sicuro luogo di ospitalità per pellegrini e viandanti, e non di meno, un luogo di cultura e di ricerca grazie alla sua farmacia.
Quest’ultima aumentò la fama dell’edificio, superando anche i confini regionali, in particolare per la produzione che ivi si faceva, di certi farmaci prodotti dalle erbe. In particolare due liquori contro la malaria: il “balsamo” e il “fisco”. La struttura rimase aperta per molti anni anche dopo che gli eremiti furono costretti a lasciare Monte Corona nel 1860.
Tra le curiosità, si tramanda che papa Giuio II ci pernottò una notte nel 1506. Era di passaggio mentre si recava a Bologna. Mentre nel 1556, vi morì il preugino Rodolfo degli Oddi.
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