Quando nel mio primo viaggio nella Terra d’Albione, sbarcai nella multietnica Londra, non vidi granché della città. Molte zone periferiche, il verde della campagna di Golders Green, Camden Town, qualche puntata a Piccadilly Circus, e poco altro. Un viaggio anomalo. Poi ripetuto.
Londra è una città molto facile da girare, soprattutto grazie al sistema di metropolitane, è quasi impossibile perdersi. Sottoterra e sopra. Di continuo. Bastano un paio di giorni per entrare nel meccanismo. Ci si sente già esperti della città. Dei quartieri. Un mondo tanto confuso quanto vicino.
Con il tipico tempismo che mi contraddistingue, capito nel periodo di una delle tante sfide tra squadre di calcio inglesi e italiane. Simpatizzante più per le prime, decido di passarmi la serata al pub a vedere la partita cercando di familiarizzare con l’esigente pubblico inglese.
Meglio di quanto sperassi, e finito il match, vengo invitato in uno di quei club dove la musica scandisce il vociferare dei propri pensieri. Basta qualche storica ballata rock che culture diverse si ritrovano a “ballare” senza nessun tipo di presentazione. Semplicemente trascinati da cosa ci accomuna.
Mi sento qualche ombra graffiarmi qualche angolo di spalla. Forse qualcosa che ho lasciato in sospeso. Forse qualcosa che non ho ancora fatto come vorrei. Mi avvio nel cuore di una notte dove nessuno sa chi sia. Senza rendermene conto, mi ritrovo a passeggiare sul Tower Bridge. E pensare che non ci ero ancora mai passato.
Sfilo la mia cultura cinematografica e l’unico film in cui riesco a ritrovarlo è Il diario di Bridget Jones (2001) e Love’s actually (2003). In qualche modo mi sento protetto. Mi sento in compagnia. Ci resto un po’ sopra. Guardo il Tamigi. Guardo le sue sponde con occhi innocenti mentre questa metropoli europea non vuole addormentarsi.
Mi fermo ad osservare. Eccolo. Dalle pagine di un libro d’arte alla realtà. Indiscusso simbolo della capitale inglese. Costruito in stile gotico vittoriano nel 1886 su di un progetto di Horace Jones e Wolfe Barry, fu terminato nel 1894. Le torri dominano. “Lì dentro” c’è il Tower Bridge Exhibition, il museo che ne illustra la storia attraverso percorsi interattivi.
E se a Venezia, è d’obbligo la passeggiata in piazza san Marco, vengo erudito da un’autoctona che non posso tornare in Italia senza fare la celeberrima Catwalk, o Passeggiata dei gatti: il passaggio pedonale che permette di attraversare il ponte anche quando le parti mobili sono sollevate e vedermi Londra da una prospettiva unica.
Il giorno dopo ritorno. Ma la ragazza non si ripresenta più. Salgo lo stesso, e sento il vento dipingere nuove mappe nella mia mente sempre più aerea. Non riesco a non spalancare le braccia. Con una certezza ulteriore e sempre più radicata. Il mondo sarà sempre troppo piccolo per quello che vedo.





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Concordo, la Tower Bridge Exhibition è assolutamente da non perdere!
a me era piaciuta molto.
la passeggiata sul ponte è stata per me l’emozione più grande di tutto il viaggio.
e come film a me viene in mente Kate & Leopold.
ciao
Hai ragione. M’era sfuggito. Brava ragazza, ciao ciao