Melting pot euro-asiatico. Dalla grandiosa architettura religiosa della capitale lituana Vilnius, alle acque quasi parlanti del lago di Galvè, nella vicina Trakai, conosciuta nel mondo per l’omonimo castello. Ci sono dentro. A bordo di un pedalò. Fino a mimetizzarmi tra i canneti. Facendo a gara con le farfalle a chi voli più veloce. Provando a schizzare il sole, e proseguendo poi fino a trovare la postura più adatta per i miei sogni.
Lasciata la macchina a Trakai, cittadina costruita sull’acqua e circondata dai laghi di Luka (Bernardinai), Totoriškės, Galvė, Akmena e Gilušis, mi basta qualche passo che subito vengo trafitto dagli sgargianti colori giallo e verde di alcune imbarcazioni ormeggiate a riva, mettendomi in corpo un’irrefrenabile desiderio di attraversare questo mondo lacustre. La speranza diventa realtà quando apprendo della possibilità di noleggio di una barca a remi, o del più semplice pedalò, alla modica cifra quest’ultimo di appena quindici litas (tre euro circa) all’ora.
Il lago di Galvè, di origine glaciale, è il più profondo della regione. Forte dei suoi quasi cinquanta metri, copre un’area complessiva di 3,88 km quadrati. La regione ospita in tutto ventuno laghi. Su uno di questi si erge il castello di Trakai, conosciuto anche come il Peninsula Castle. Nel territorio si trova anche l’unico parco storico naturalistico di tutta Europa, ricoperto da foreste e laghi.
Consumato un veloce pranzetto a base di specialità locali, come il pane fritto con formaggio (kibinai) e i pancake di patate ripieni di carne (bulviniai blynai su mésa, altra prelibatezza lituana), il tutto bagnato dal succo di cumino (kmynu gérimas), molto simile a quello di mela, mi avvicino al piccolo approdo in legno dove intanto qualche anatra si sta rilassando tra l’acqua e la soffice vegetazione. Lasciato il mio documento d’identità, inizio a pedalare.
L’aria è fresca. Passo quasi subito dalla guida a sinistra a quella a destra, lasciando alla mano mancina il timone e l’altra libera di puntare l’obbiettivo. Il resto lo fanno le gambe e la voglia di scoprire. Certo, il lago a un certo punto finirà. Ma non ha importanza. Per il momento davanti a me ho solo l’acqua e gli isolotti. Ragiono già come un vecchio lupo di mare. E non vorrei più smontare e tornare a essere come quei “terricoli” lì, che se ne stanno laggiù al sicuro.
Un battello turistico mi passa davanti mentre punta deciso verso l’imponente castello di Trakai. Inizio a seguirlo per un po’, poi lo lascio andare e cerco la mia strada. Abbandono il mondo civilizzato, seguendo la via del sirenesco richiamo dei canneti. Attorno a me, simili a delfini, saltano volando leggiadre libellule.
Le nuvole si avvicinano. Cambiano volto e colore. Dopo mezz’ora abbondante di pedalata costante, capisco che è arrivata l’ora di fermarsi e abbandonarsi alla corrente. Il vento prende gli attrezzi del mestiere, e inizia a scolpire il lago con tremule onde che fanno appena sobbalzare l’imbarcazione. Proseguo così. Sballottato. Con i piedi immersi nell’acqua. Intingo le mani per spalmarmi sul viso il sapore dell’ecosistema di cui sono rispettoso ospite.
Circumnavigo qualche isolotto fino a ritrovarmi dinnanzi al castello. Il tempo stringe. Avvicinandomi lentamente al ponte di legno che collega l’edificio storico alla terraferma, ci passo sotto, suscitando l’ammirata curiosità dei tanti turisti che lo stanno attraversando in quel momento. Per farlo, posiziono il bacino all’indietro, perfettamente parallelo al pedalò, poi finalmente riconquisto la posizione eretta. Sudato e felice. Episodio pilota di un richiamo che un giorno non dovrebbe mai finire.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




