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Little Petra, nei segreti della Giordania - foto : Scorcio di Siq al-Berid © Monica Genovese
Scorcio di Siq al-Berid © Monica Genovese

Little Petra, nei segreti della Giordania

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C’è un luogo sulla Terra incastonato nelle rocce, come una gemma preziosa che adorni un collier. C’è un luogo sulla Terra che sembra provenire da un’altra dimensione, quella del sogno, della meraviglia, della magia.

E questo luogo ha un nome che echeggia nell’aria quando lo si pronuncia e che fa vibrare il cuore quando lo si rammenta.

E’ Petra, straordinario sito archeologico. Città nabatea scavata nelle rocce della Giordania. Ma se Petra è nota in tutto il mondo, meno lo è la sua omonima più timida, discreta e minuta.

Siq al-Berid, conosciuto come Little Petra, Piccola Petra. Questa è collocata in una gola stretta, poco lontano dalla sorella maggiore. Nelle sue vicinanze si trova un importante villaggio beduino e nei pressi dell’ingresso (gratuito, diversamente da Petra) ciondolano spesso bambini giordani, commercianti e venditori ambulanti di bibite e di souvenir vari.

Niente di simile a Petra in quanto a grandezza e a maestosità. Qui, tutto è più silenzioso, immobile e riservato. Pochi sono i viaggiatori che vi si recano, ma questo luogo è un pezzo di storia e di cultura da non trascurare.

Little Petra viene realizzata nel Wadi Rum per ospitare carovanieri provenienti dall’Arabia e dall’Oriente che si dirigono in Siria e in Egitto. I nabatei, l’antico popolo locale,
scavano delle grotte nelle colline di arenaria proprio per accogliervi i viandanti.

Un tempo Siq al-Berid è considerato un’estensione di Petra e il suo stesso scopritore, l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt, nel 1812, non ne percepisce la differenza. Il sito grande è una specie di necropoli nabatea, mentre il piccolo rappresenta un luogo di passaggio e di sosta.

Piccola Petra si presenta come un lungo corridoio di 350 metri, tra pareti di roccia rosa, a tratti stretto e ondulato, mentre si apre in piazze ridondanti di edifici nati dalle pietre.

L’ingresso è abbastanza ampio, poi si restringe, ma addentrandosi nei misteri di Piccola Petra si scoprono anfratti celati dalle ombre e dai giochi di luce creati dai raggi del sole che filtrano a mala pena, vista la sinuosità del luogo. Proprio a questo, alla scarsa luce del sole, si deve il nome di Siq al-Berid, il Siq freddo.

E’ suggestivo scorgere, tra la vegetazione e le rocce, le case nabatee, i templi, i monumenti, i triclini (sale da pranzo) e i numerosi gradini sfuggiti all’incedere del tempo. Gli occhi si chiudono da soli e si immagina un fiorente centro di carovanieri che, con i loro animali, si fermano qui a riposare prima di riprendere il lungo cammino.

I colori sono spettacolari. Molto sfumati eppure intensi. Le tonalità sono le stesse di tutti i tramonti del mondo. Le rocce sono di seta. Morbide, lisce, levigate dal vento e dai secoli in cui soffia.

E’ come addentrarsi in mezzo alle montagne spaccate. In mezzo in maniera letterale. I passi si muovono tra le rocce. In un certo senso, attraverso le rocce. Una mano gigante apre la montagna creando due lati opposti e simmetrici. E nello lo spazio così generato nasce un mondo unico.

Ci si può arrampicare abbastanza agevolmente per entrare nelle abitazioni dove, in alcune si osservano dei dipinti, come amorini alati, o andare alla scoperta di scorci panoramici, per sedersi sulle rocce e farsi incantare dalle prospettive.

Little Petra nasce dalle viscere della Terra, oscurata per secoli dalla sabbia e dall’amenità del posto.

E’ come un prezioso segreto, a lungo serbato, e che, una volta svelato agli uomini, li accoglie in sé per mostrare la grandiosità di cui sono capaci quando le loro mani e la natura lavorano in simbiosi.

Little Petra è un museo a cielo aperto. Un’emozione. Un brivido di passione e di stupore.
E’ talmente indefinibile che, forse le sole parole in grado di poterla descrivere sono ancora nascoste sotto le sue rocce.

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