Alla scoperta di morbide colline e selvaggi picchi, creati dalla natura nei secoli e dal demonio in una sola notte.
“…Belzebù alzò verso il cielo un cesto tanto grande che avrebbe potuto contenere un castello; con quello brandito come un’arma attraversò il piano alla sinistra della Stura e si avviò verso la collina di Pocapaglia.
Là, una vanga pesante e lunga come nessuno ne aveva mai immaginato fiorì nelle sue mani, il diavolo l’affondava nella terra e ne traeva palate gigantesche che depositava sulla cesta. La riempì e ripassò il fiume: là giunto la rovesciò fra Tanaro e Stura.
Tutta la notte durò il viavai del demonio in quella parte del mondo; la terra tremava sotto il suo piede biforcuto, mentre poco a poco ne cresceva il livello fra due fiumi, finché al primo baluginare dell’alba il promontorio fu finito, e diavolo, vanga e cesta dileguarono nell’ultimo buio della notte che moriva.
Di quella notte una sola testimonianza: le rocche profonde del Roero”.
Brano tratto da Tra le mura stellate di Gina Lagorio, Arnoldo Mondadori, Editore 1991, che attribuisce la creazione delle Rocche del Roero al diavolo in una sola notte di leggenda e mito.
Immerso nella natura, tra i comuni cuneesi di Cisterna d’Asti, Montà, S. Stefano, Montaldo e Monteu Roero, Baldissero, Sommariva Perno e Pocapaglia, nasce l’Ecomuseo delle Rocche del Roero.
Istituito dalla Regione Piemonte nel 2003, si prefigge lo scopo di tutelare l’ambiente di cui fa parte, ma anche di stimolare il contatto tra la natura stessa e l’individuo.
Il fulcro dell’Ecomuseo, l’elemento predominante è rappresentato, appunto dalle Rocche.
Formazioni geologiche erosive la cui origine risale a circa duecentocinquantamila anni fa quando il fiume Tanaro, deviando il proprio corso in conseguenza di fenomeni tettonici, causa una serie di metamorfosi idrografiche e tutti i corsi d’acqua della zona arretrano verso la nuova valle creata dal Tanaro.
Tale arretramento provoca “ferite” profonde e pittoresche nella terra, note come Rocche che oggi sono la parte più suggestiva del panorama locale.
Colline che, per naturalisti e geologi, sono viste come un interessante laboratorio, di burroni, voragini e calanchi (terreno argilloso), a cielo aperto. Si tratta di spettacolari anfiteatri naturali, maestosi e selvaggi.
Si ergono come cattedrali dalle guglie imponenti a sovrastare i sentieri, spesso ripidi, percorsi dai contadini del posto che, non di rado, trovano fossili di conchiglie, pesci, ricci, ammoniti dalla forma a spirale, in quanto le Rocche sono formate da terreni sabbiosi, una volta fondali marini.
L’Ecomuseo raggruppa tutto ciò che riguarda ogni aspetto di questo ambiente, pertanto anche il microclima, che cambia a seconda dell’altitudine, delle piante presenti e della vegetazione.
Pini e rovelle, infatti, sono tipici di una vegetazione secca, motivo per cui crescono in cima alle creste, mentre piante abituate ad habitat umidi trovano rifugio all’interno dei burroni.
E’ un sorta di groviera naturale, fatta di vallate che riposano tra un poggio e l’altro, ora dormienti sul terreno, ora alti e frastagliati come picchi a dominare il paesaggio.
Per non parlare dei molti sentieri ecomuseali segnalati all’interno dei quali, durante una semplice passeggiata o un trekking, si osserva, ad esempio, quello dedicato all’apicoltura, alla cultura religiosa, ai castagni, ai tartufi.
E ogni sentiero rappresenta uno scorcio sulla perfezione della natura.





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