Ci sono città belle. Città funzionali. Città che danno e che tolgono. Poi c’è Roma, che non ha etichetta: è la Città.
Ti assorbe, ti nutre, ti sorprende e ti ridona lo stupore dell’infanzia. È una città fragrante, come lo spirito goliardico dei suoi cittadini, che ha così tanti segreti da lasciarti sfinito dopo un giorno di cammino.
È monumentale come la cupola infinita e aperta del Pantheon, o levigata e attenta al dettaglio come la Pietà di Michelangelo in San Pietro.
Roma ti entra dentro lentamente, ti fa vivere di continuo quel processo di immedesimazione che solo le grandi città sanno dare: sei nel Foro di Cesare un minuto prima a discutere di cause giuridiche con altri tribuni, e un attimo dopo stai ammirando la bellezza rinascimentale del Nilo, raffigurato da Bernini nella Fontana dei fiumi in Piazza Navona con un velo in testa: la sorgente, la “testa” del fiume, all’epoca non era ancora stata scoperta.
Da Piazza Navona si scorge Palazzo Madama, sede del Senato, intasato da forze dell’ordine e dal vociare delle persone. Se alzi lo sguardo sul frontone vedi la pelle di leone in pietra che distingue il palazzo.
Poi c’è San Luigi ai francesi lì accanto, impacchettata per il restauro. Al suo interno tre perle di Caravaggio nella quinta cappella a sinistra: il ciclo di San Matteo con La vocazione, Il martirio e San Matteo e l’angelo. Il realismo nelle opere è fortissimo, così come l’uso perfetto della luce a sottolineare il contrasto tra umano e divino.
C’è un avviso importante da fare a chi decide di girare Roma da solo: a fine giornata avrete sentito “Scusi, può scattarci una foto?” decine di volte e sarete diventati fotografi provetti. Così metto a fuoco la coppia che mi ha appena fatto la domanda, con dietro lo zampillare verde della Fontana di Trevi. Click. “Ne fa un’altra per sicurezza?”. Click. E lanciano all’indietro le monete che tenevano in mano nella vasca gorgogliante.
Vedo una targa su un edificio a destra. Mi avvicino. «In questo palazzo abitò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini animando la vita del quartiere di Trevi con la sua carica e il suo carisma». Alzo lo sguardo, individuo una finestra, immagino come possa essere abitare in questo scorcio da Dolce Vita. Poi riparto nel mio giro a tappe.
Anche la mia giornata è stata divisa in due: una mattina “monumentale” con il Colosseo, i Fori, il Vittoriano e il Vaticano. Un pomeriggio nei dettagli di Piazza Navona e la Fontana di Trevi.
Passo davanti al Quirinale, poco distante: penso cosa stia pensando la guardia lì davanti, che ha l’ordine di stare immobile tutte quelle ore. Sono quasi confortato che io possa guardarlo, muovermi, anche se le gambe iniziano a dolere.
Vedo Porta Pia in fondo a via XX settembre. Sto per chiudere il cerchio aperto presto, la mattina. Ho voglia di tornare in camera e prendere il blocco: la Città m’ha detto troppe cose oggi per non mettermi a scrivere.





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