Il paesaggio laotiano è una sorpresa: dipende dalla luce e dal rapporto tra colori e spazi. Nella pianura a perdita d’occhio immense risaie, sulle colline serpeggiano sentieri mentre i fiumi si rincorrono per gettarsi nel Mekong.
“La madre delle acque” segna il confine con la Tailandia e attraversa il Laos da nord a sud per 1865 chilometri fino a Khong dove le cascate del fiume si gettano in Kampucea (Cambogia). Lontano dai clamori, su due macigni nascosti dalla foresta, attraversati da torrente, Phot Thabat, è il ritiro di alcuni monaci. Qui si medita tra il canto degli uccelli, tintinnio di campanelli e profumo d’incenso.
Il monaco dalla faccia tonda di luna piena, senza scomporsi, ci offre tè e frutta. Una donna non deve porgere la mano ad un monaco, mai sedersi di fronte, ma di lato. Così, la conversazione è minima fatta di sorrisi e inchini del capo. Un linguaggio segreto che si riserva agli animali, alla natura e ai bambini.
Basta ascoltare il rumore del ruscello, annusare l’aria fresca per essere catturati da un piacere quasi ignoto ai nostri sensi, mettere a tacere gli scrupoli del cuore, la voracità della mente e vivere il calare della sera.
La piroga è pronta all’imbarcadero Nam Ou di Louang Phrabag. Il fiume inquieto, gonfio di fango portato dai monti mette in difficoltà il conducente. Ruota su se stessa, affronta di traverso ondate spumeggianti per conquistare il centro del Mekong, poi scivola leggera lungo l’altra sponda, sfiorando muraglie di roccia a picco sul fiume.
Vat Tham Ting o grotta delle stalattiti è invisibile a prima vista. Illuminata all’interno da una flebile luce, emana un’ondata di fresco. Nella penombra si scorge un antro di rocce verdi e levigate dove appaiono statuette di legno di cui molte dorate. Sono circa duemila di svariate dimensioni. Tra le più belle del Laos, raffigurano tutte le posizioni del Buddha. Un museo nascosto dalla natura che nel suo ventre raccoglie un tesoro inestimabile.
Attraversata dalla strada che porta in Cambogia, alla confluenza del Mekong con il Sèdone, Paksè, la capitale del sud risente di tutti i commerci interni ed esterni. All’alba, un gran rumore: tintinnio dei gong, rintocco di campane delle pagode, tramestio di ruote, scalpiccio di piedi e un coro di voci indistinguibili.
E’ giorno di mercato. Arrivano i contadini dalla campagna spingendo avanti con fatica carri colmi di cavoli, meloni, pomodori, porri, radici di zenzero, noci di cocco in una nuvola di polvere.
Le bancarelle si riempiono di frutta, mestoli, ciotole, sandali di gomma, tessuti colorati. Dalle cucine ambulanti si annusa un delicato profumo di minestra di pasta, di Khao Lam, riso cotto al bambù mentre friggono nell’olio le frittelle di pastella, e nei recipienti di coccio si gonfia il pane al vapore.
Contadini e mercanti prendono possesso di tutti gli spazi disponibili: carretti, uomini con sacchi e fagotti sulle spalle, gabbiette di uccellini che ondeggiano su lunghe stanghe di bambù, venditori di tè e limonate.
I risciò si tuffano nei meandri del mercato, e nelle botteghe di medicinali, tra polveri e misture, lucertole disseccate, radici e spezie, c’è chi è pronto a guarire ogni sorta di disturbi: dalla varicella ai foruncoli, dalla sterilità all’impotenza, dalla diarrea ai bruciori di stomaco.
Mentre i ragazzi muniti di walkman importati dalla Tailandia ascoltano Prince, Madonna e Gianna Nannini, i più anziani, da radioline tascabili, sentono le previsioni del tempo, e dai numerosi altoparlanti arroccati sui pali dell’energia elettrica si diramano slogan di matrice socialista e musica popolare.
Avvolte nei sarong colorati, si muovono delicati corpi di piccole donne sotto i cappelli a cono. Arrivano con passo saltellante e un molle ancheggiare da danzatrici orientali al ritmo di una musica segreta che sentono dentro.
Aggraziate come bambole di porcellane, sono capaci di portare al pascolo un bufalo con lo stesso portamento eretto e morbido, o di sollevare sacchi con la forza di un uomo come se avessero assorbito, attraverso gli abiti, tutta la potenza del sole.
Sono le grida dei bambini che salgono su su fino a confondersi con quelle degli uccelli dandoci l’impressione che la guerra sia un racconto di fatti lontani.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





[...] View original here: Laos: Cham Pa, il fiore del Mekong (2) | Viaggi | Il Reporter [...]