Ebbi timore entrando nel luogo dove si narra di una donna, il quale corpo è stato consumato dal passare del millenni, della quale resti solo la voce. Sembrerebbe la trama di un horror, ma è solo pura mitologia.
Stiamo parlando delle Sibille e del mito che le avvolge, Varrone ne citò dieci ma solo una ha in se il fascino del mistero, la Sibilla Cumana, il quale antro incute particolarmente terrore a chi vi entra. Un corridoio dalla forma trapezoidale scavato nel tufo della mia bella Napoli, o meglio dire Cuma, e che termina con una stanza scavata nella roccia. Cuma è ancora oggi uno dei siti archeologici della zona flegrea di maggior interesse.
Le Sibille erano donne dotate di poteri divinatori concessi loro dal dio Apollo, vergini, ma la verginità non esclude la gravidanza, esse infatti si univano al dio ricevendo il “pneuma”, afflato amoroso che le rendeva gravide del vaticino ovvero l’oracolo per coloro che ne facevano richiesta. E’ interessante il loro modo di oracolare ai guerrieri che chiedevamo se sarebbero mai tornati a casa.
Vaticinavano in stato di pazzia, il dio le possiede e loro tentando di respingerlo, subendo una trasfigurazione. Virgilio parla della cumana nel VI libro dell’Eneide, la sibilla accompagna Enea nell’oltre tomba, il lago d’Averno che all’epoca era considerato come ingresso agli inferi, per trovare il padre.
Molti sono i miti che accompagnano la sibilla Cumana più delle altre, oltre a quello del Virgilio ne troviamo un altro che si diffuse a Roma sotto il regno del suo ultimo re, la cumana si mostrò, sotto forma di un’anziana donna, a Tarquino il Superbo per vendergli i nove libri profetici ad un prezzo elevatissimo, lui non accettò e lei ne distrusse tre, poi gli propose gli altri sei al solito prezzo e lui nuovamente rifiutò, allora la cumana ne distrusse ancora tre e glieli propose allo stesso prezzo.
Infine lui accettò dietro consiglio di alcuni sacerdoti che ne ebbero la custodia. I libri vaticini furono custoditi nel tempio di Giove e bruciarono con l’incendio dell’83 a.C. Ciò che mi ha fatto viva apprensione, a parte l’ambiente che in se per se era particolarmente terrificante e freddo, é il ricordo, della più famosa leggenda che vive attorno alla figura della Sibilla Cumana.
Apollo le concesse di esaudire ogni suo desiderio in cambio del suo amore, lei chiese di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che riusciva a tenere in una mano, le fu concesso, ma aveva trascurato di menzionare la giovinezza.
Allora il dio le propose di non farla invecchiare in cambio della sua verginità, lei rifiutò e cosi ha continuato a vivere nei secoli consumandosi a poco a poco. Ovidio ne parla già vecchia e con ancora trecento anni da vivere.
Petronio la descrive come un minuscolo essere chiuso in una bottiglia, schernita dai fanciulli, che invoca la morte, cosa che non le fu concessa, tanté che di lei resterà solo la voce e Plutarco dirà: neanche dopo la morte smetterà di vaticinare.
Fu inquietante avventurarsi nella dimora di una donna che le leggende narrano ancora viva, ancora in attesa delle sua fine.





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Mi indica il modo di visitare il famoso antro?
Grazie e cordiali saluti