La quiete dopo la “tempesta” del mondiale di ciclismo è scesa. E Varese si riscopre bella come non mai. Sono decine di migliaia i turisti che, attirati dalle corse, hanno ammirato un paesaggio ricco di storia e tradizioni che vale la pena vivere e valorizzare.
Come Ballan o Cunego saliamo in sella, con molte meno pretese e forse più curiosità. Iniziamo il giro della pista ciclabile che circonda il Lago di Varese. Lo stesso percorso, nella settimana mondiale, fu teatro della gara a cronometro maschile.
Partiamo dal lido della Schiranna, un luogo semplice e accogliente. Il lago, visto da qui, sembra uno specchio che riflette i monti di dietro. Chiediamo ad un pescatore, appostato sul piccolo molo in legno, se ha già preso qualcosa: «Oggi solo un paio di alborelle, ma sono appena arrivato, la giornata è lunga». C’è da credere che a fine giornata il cesto sarà pieno: il lago di Varese è riconosciuto come uno dei più pescosi d’Italia.
Via, si pedala ancora. Costeggiando la sponda verdissima. Qualche chilometro, alcuni tornanti, schiviamo dei corridori e giungiamo in un posto di interesse sicuro. Il piccolo paese di Cazzago Brabbia. Qui, spostandoci di poco dal percorso, ci fermiamo alle ghiacciaie settecentesche, dette anche giazzere.
Sono piccole capanne in mattoni, con il tetto conico, che vennero costruite per la conservazione del ghiaccio che era prelevato dal lago gelato in inverno. L’uso che se ne faceva è multiplo: conservazione dei cibi, ma anche uso medico e refrigerio per i pellegrini che passavano di qui diretti al monastero di Voltorre.
Proprio Voltorre, frazione di Gavirate, è la tappa successiva della nostra pedalata. Spostandoci di qualche chilometro all’interno rispetto al lago arriviamo al chiostro benedettino, a fianco della chiesa di San Michele, edificato tra il 1100 e il 1150.
Il chiostro è un tipico esempio di stile romanico lombardo. Le colonne del porticato sono cilindriche o ottagonali e caratterizzate da capitelli tutti differenti che riprendono e alternano gli stili greci classici dorico, ionico e corinzio.
Sembra di vederli ancora lì, i monaci silenziosi, penetrati nello spirito del posto, che pregano, lavorano la terra, accolgono gli avventori e trascrivono, illustrano a mano parti della Bibbia. Con una pazienza e una pace infinite.
Riprendiamo la marcia, sentendo il vento che sbatte sulla faccia come fossimo veri ciclisti professionisti. Abbiamo quasi terminato il giro che è lungo una trentina di chilometri. Stiamo per tornare al punto di partenza, al lungolago in località Schiranna.
La bici è appoggiata là. Sei seduto su una panchina di fronte al lago, con una natura accogliente davanti. Ripensi al mondiale, alla gente, all’euforia dell’evento. E in questa tranquillità ritrovata senti che il posto che hai appena visto è bellissimo.





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