Flavio si accende una sigaretta proteggendo la fiamma con la mano anche se il vento, in quel momento, scivola controvoglia sulle lamiere dell’Apollo senza raggiungerci, e si accavalla tra le sue onde d’aria e fluisce come rapide verso l’orizzonte oceanico, chiudendosi in un silenzio di riflessione generale, ben definito dall’immobilità e staticità degli occhi fissi sulla strada – punto imprecisato -, persi nella contemplazione di un pensiero irraggiungibile.
Alza la gamba e l’appoggia sulla portiera, la cenere scivola con il vento, mentre più in là, oltre il muretto di cemento, oltre la spiaggia, le onde dell’Indiano disegnano sulla cresta una schiuma biancastra e spumosa, si sfaldano sul bagno-asciuga trasportando nell’aria un fresco odore di salsedine e mare aperto.
Era una giornata dalla luce bianca e pulita, dispersa in chissà quali labirinti della memoria, come un sogno di mezz’estate fatto di magliette a maniche corte colorate e occhiali da sole, spezzata e frammentata dalla sirena delle petroliere più a largo dove, sistematicamente, il suono rimbalzava sull’acqua e arrivava sordo fino a noi e oltre, in quell’ora di punta in cui dal porto attraccano e partono i mercantili.
“Ma arrivano? Voglio dire, è un’ora che aspettiamo”, spegne la sigaretta con il piede – il mozzicone ne aveva bruciata soltanto metà – e si corica sul letto dell’Apollo, incrociando le mani dietro la nuca e chiudendo gli occhi, fregandosene del fatto che la domanda, probabilmente non così importante, fluttuasse a mezz’aria e senza risposta, proprio quando dal molo di Melbourne – così mi pare di ricordare – serpeggiò fino a noi il pungente odore della benzina e dell’olio, appesantito da un vago sapore del metallo caldo lavorato in fabbrica.
Dal pontile più vicino la sirena della “Spirt of Tasmania”, in scritta bianca e contorni rossi, scuote l’aria; l’acqua si apre e si chiude con ritorni di spuma bianca. Le giornate sembrano passare così, alla deriva dell’oceano i pensieri senza risposte, silenziosi come sempre, e alla realtà l’attesa del viaggio senza confini, fatto di strade e di pianure sinuosamente avviluppate con campi di grano tenero, lì dove arrivano gli aghi di pino arpionati dal vento.
“Eccoli, sono loro”. Suona il clacson di un furgoncino hippie violentato dal tempo e dall’uso, d’un giallo paglia sbiadito e incrostato da macchie più o meno grandi di ruggine. Si chiama Yus – il furgoncino -, ci diranno più avanti. E in quell’immagine di metà pomeriggio, fatta di traffico metropolitano, luce bianca e pulita, oceano schiumoso, van giallo-sbiadito e benzina, c’è tutto il sapore di un’Australia che non ha confini, che non ha bisogno di confini.
“Eccoli”, ripeto con decisione, tanto che Flavio si alza da letto e sgrana gli occhi. Il Peco ferma il motore, il Dedo ci saluta. “Benvenuti”, dicono sorridendo, proprio quando la Spirit of Tasmania si allontana dal molo disperdendo nell’aria scie zigzag di fumo come raggi traccianti.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





Sono nata in Australia. E’ un luogo fantastico!