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La favola di Lione - foto : Interno della Gare de Saint-Exupéry TGV - foto tratta da indeepdark.net
Interno della Gare de Saint-Exupéry TGV - foto tratta da indeepdark.net

La favola di Lione

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A prima vista sembra non dire tanto. Ma poi la vecchia Lione racconta sempre una favola al visitatore.

Si arriva alla stazione del treno e si rotola come in un cesto di gomitoli: da ogni dove sbucano persone dipinte di mille colori tra chi scorre veloce su uno skateboard e chi invece aspetta l’autobus con la ventiquattrore in mano.

Africani, cinesi, bianchi e mulatti. Ci si siede sugli scalini di Gare de Saint-Exupéry. La stazione schiarisce la voce sotto il sibilo del vento e inizia il formidabile racconto.

C’era una volta uno spagnolo, tale Calatrava Santiago, che stanco di fare il parrucchiere dei palazzi nella sua nazione volle venire in questo vecchio luogo, brulicante di velocissimi TGV, per inventare una nuova formidabile acconciatura.

Travi verticali, cemento e cristallo nel sole che qui in Francia sembra splendere diversamente.

Santiago sparse la voce di questa bellissima terra ed ecco che arrivò un cappellaio, tale Jean Nouvel, che in un giro di una notte confezionò un copricapo alla luccicante Lyon National Opera.

Ora l’orgoglio della musica non aveva più freddo e possedeva un cappello di vetro che s’illumina di rosso la notte.

Un’intera zona di Lione però non la prese bene. Gelosa com’era, la vecchia Fiera sbuffava e lasciando il suo lamento al sibilo del vento aspettò che qualcuno la facesse bella tra le belle.

Da lontano, ancora di più dell’immaginazione, arrivò un ottimo truccatore di facciate, tale Piano Renzo che volle da prima rassicurare la vecchia e nobile struttura della Cité Internationale.

Prese una scala e pazientemente le sussurrò che era bella così com’era e che solo un leggerissimo trucco avrebbe fatto risaltare il fascino che il tempo le aveva donato.

La vecchia regina degli anni trenta si fece convincere ed ecco che un lieve rosso mattone le cosparse le labbra in un tratto leggero e armonioso.

La Fiera fu così contenta che si vestì a festa accogliendo nella sua antica dimora la Biennale d’Arte Contemporanea che portò nuova linfa a quelle stanze che da tempo non sentivano la voce schiamazzante della gioventù.

Già che c’era l’abile artista, prima di far ritorno in Italia, diede un ultimo tocco di correttore.

Ed ecco nascere l’Anfiteatro con i suoi trentamila metri quadrati e i tremila posti a sedere.

Non si sa mai che la vecchia Fiera soffra di solitudine, pensò. Infondo, fatta una magia, se ne fa un’altra.

Lione, un racconto tra fantasia e realtà.

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"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011

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"Da Parigi alla luna" di Adam Gopnik - Guanda, 2011



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