Panzano in Chianti (FI), Pieve di San Leonino © Luca Ferrari
Toscana. Via Chiantigiana. Lungo la bellissima strada interna che collega le due città simbolo della regione, Siena e Firenze, si attraversa il Chianti. Dalle parti di Panzano, frazione di Greve in Chianti (FI), appare “immacolata” la pieve di San Leolino.
Arrivarci davanti, sembra quasi naturale. Ne si viene attirati dalla sua cordialità. Un richiamo angelico. E quando, finalmente l’edificio è a portata di mano, si ha quasi timore di far rumore, tanto è il silenzio agreste che riveste il paesaggio tutt’intorno.
Ricordata fin dal X secolo con la denominazione di San Leolino a Flacciano, l’attuale edificio, preceduto da un porticato del XVI secolo, è di impianto romanico a tre navate spartite da pilastri quadrangolari e coperte da capriate lignee, risale al XII secolo. Sulla destra si trova un chiostro trecentesco.
Il ricordo più antico della chiesa risale all’anno 982 quando, nelle pergamene della badia di Passignano, si parla già di una pieve di San Leolino a Flacciano.
Le sue origini sono però probabilmente ancora più antiche come suggeriscono le due lastre di pietra arenaria decorate con motivi ornamentali tipici dell’VIII-IX secolo, e conservate nella chiesa davanti all’altar maggiore e nel muro a fianco della porta di sacrestia lungo la navata destra.
Nel corso dell’XII secolo la chiesa fu ricostruita in forme romaniche ed assunse l’appellativo di San Leolino a Panzano, derivatole dal vicino castello che aveva assunto sempre più importanza.
Di notevole importanza, l’oratorio. La tradizione infatti gli assegna l’onore di essere stato costruito sulla tomba di colui che fu l’evangelizzatore del Chianti: S. Eufrosino che qui visse e morì probabilmente intorno al VII o all’VIII secolo d..C.
L’attuale oratorio risale però alla metà del secolo XV quando papa Eugenio IV concesse con una bolla l’indulgenza alla chiesa proprio in virtù del fatto che essa custodiva i resti del santo.
Fra le opere di maggior interesse all’interno dell’edificio sacro, il trittico trecentesco del Maestro di Panzano. Al centro, una dolce immagine della Madonna con il Bambino e le nozze mistiche di santa Caterina d’Alessandria, patrona dei filosofi e figura molto venerata nell’alto Medioevo. Ai lati, San Pietro e San Paolo.
E lì fuori, la spiritualità pare parte integrante del panorama. La quiete della campagna chiantigiana viene corteggiata da tutti i punti cardinali. Non resta che prendersi per mano e fare qualche passo ancora. Immaginando ad occhi aperti nuovi sentieri su cui far roteare la propria anima.
"Nessuno lo saprà (Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero)" di Enrico Brizzi - Oscar Mondadori, 2006
"Halade mystai-Iniziandi al mare! Cart ruts, una nuova interpretazione" di Massimo Frera - Saecula, 2008

Nell’Alta Maremma, Etruschi, Aldobrandeschi, Corsini e gaglioffi. Grotte e castelli mangiati dalla vegetazione. Frammenti di storia locale e memorie perdute che vedono al centro furfanti di ieri e briganti d’oggi.

Le Terne cantate da Orazio. Contese tra Siena e Firenze. Amate dal grande regista tanto da farne un film. “ 8 ½”. Nel fascino segreto del suo borgo antico, l’ultimo weekend di agosto, va in scena “Incantesimi felliniani nella Grande Festa di Chianciano”.

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