Un’antica città romana situata nella cavità di una valle irrigata. Un sito archeologico e storico che trascina indietro nel tempo ogni viaggiatore. Il fascino millenario del Medio Oriente. Questa è Gerasa (Jerash). A cinquanta chilometri (circa) a nord di Amman, capitale giordana.
Già il nome evoca storie fantastiche e mitologiche. Gerasa, come Petra, sebbene in misura inferiore rispetto a quest’ultima, riceve fondi pubblici per il suo recupero e la sua manutenzione. Nonostante, buona parte della città sia ricostruita con materiali dell’epoca e secondo le caratteristiche di quel tempo, conserva inalterata la sua bellezza.
Il sito è molto grande, spazioso. Vale la pena dedicargli qualche ora o un’intera giornata. Prima lunghe e strette vie, tipicamente romane, che si aprono in una grande piazza di forma ovale circondata da trionfanti colonne. Poi templi, vasche, terme. Tutto quanto serva a una città.
Alcuni la paragonano, sebbene vagamente, al sito archeologico di Pompei.
Gerasa è edificata nei pressi di un preesistente villaggio dell’età del Bronzo, probabilmente ad opera di Alessandro Magno, anche se l’antico nome Antiochia Crysoroas lascia supporre che la sua fondazione risalga ad un re seleucide di nome Antioco. La sua costruzione è datata, approssimativamente, al 170 a.C.
Nel periodo ellenistico (fra il 323 a C. e il 63 a C. circa), la città entrò a far parte della Decapoli, una fiorente lega commerciale di dieci città greco-romane, fra le quali Antiochia, Palmira, Aleppo. Sotto la dominazione romana divenne ricca e famosa. E si deve a tale floridezza economica se, nei secoli I-II d.C. – periodo aureo per Gerasa – viene realizzato un grandioso impianto urbanistico a cui appartiene la maggior parte degli imponenti reperti archeologici.
A partire dal IV sec. d. C. si stabilisce nella città una comunità cristiana a cui si deve la costruzione della Cattedrale e della Fontana. Una leggenda narra che l’acqua che zampilla da questa fontana, ogni anno per commemorare le Nozze di Cana di Galilea, si tramuta in vino.
L’attuale caratteristico foro ovale che accoglie cinquantasei colonne in stile ionico, conduce, attraverso la Via Sacra, al Tempio di Artemide e al teatro nord. Mentre, nella zona meridionale, si erge il maggiore dei tre teatri presenti a Gerasa.
Ha la capacità di quattromila posti e viene tuttora utilizzato, una volta all’anno, in occasione del Jerash Festival: una manifestazione di cultura, musica, danza e poesia del mondo arabo che coinvolge l’intera città, antica e moderna, in una lunga serie di spettacoli serali e in un fastoso mercato di artigianato.
La cavea è divisa in trentadue file di posti, su alcuni dei quali è ancora visibile la numerazione in greco. La disposizione verso nord evita che gli spettatori, soprattutto quelli di classe sociale elevata, siano abbagliati dal sole.
Gerasa è il cammino nelle vie della storia, a cielo aperto. Nella nostra storia romanica in un luogo lontano come il Medio Oriente.





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Sono stato a Gerasa e l’ho trovata fantastica. Mi ricorda molto la mia sardegna, e molte delle foto dell’interno della sardegna richiamano cultura, musica, danza e poesia del mondo arabo.
Grazie, mi fa piacere leggere il tuo commento. Non conosco ancora la Sardegna (spero di rimediare presto). Continua a leggere il reporter. Buona settimana.
sono appena ritornata! un viaggio stupendo nella storia, questo è il mio commento, Jerash poi è un sogno: bellissima!!!!!!!!!!!
Grazie Patrizia,
mi fa piacere che il tuo viaggio ti sia rimasto nel cuore, si capisce dalle tue parole. Un viaggio nella storia, come lo hai definito tu, è sicuramente un magnifico modo di vivere l’avventura. Ti auguro mille e + viaggi tutti ugualmente da sogno e continua a leggerci, il reporter pubblica sempre molti reportage interessanti e suggestivi.
benvenutti in giordania