Per raggiungere St. Jhon ci si imbarca dal porto Red Hook, sulla punta est dell’isola, ed in venti minuti approdi a Cruz Bay. Quasi tutta l’isola è inserita nel V.I. National Park ed iniziando il viaggio in senso orario subito si incontra il Biophere Reserve Center, piacevole da visitare.
Continuando il piacevole vagare subito s’incrocia Hawknest Bay, un lungo semicerchio di mille colori, la spiaggia è piccola ed alcune rocce si gettano direttamente in mare. Dietro la spiaggia, anche qui palme, alberi e cespugli, sabbia finissima sembra di camminare sul talco.
Subito dopo c’è Trunk Bay, si paga per entrare, 4$ a persona, ma son soldi spesi bene, la struttura è ben attrezzata e pulita. Alla curva successiva si arriva a Cinnamon Bay, si accede a piedi attraversando, come sembre, un piccolo bosco. Qui c’è un campeggio dove puoi montare la tenda di fronte il mare e sono presenti anche alcuni bungalow, molto discreti e nascosti tra gli alberi.
Come le altre spiagge anche questa è molto lunga e stretta, con alcuni scogli comodamente seduti in acqua, chissà come ci sono arrivati fin là, ma di certo non hanno intenzione di tornare verso la terraferma. Sosta successiva ad Annaberg, qui il mare sembra una laguna, il primo tratto di acqua è bassissimo, ti bagni appena le caviglie ed il fondale è un mix di ciottoli levigati, pezzi di corallo e sabbia.
Ancora più avanti, un tratto di strada a serpentina, l’asfalto un po’ sconnesso mette all prova gli ammortizzatori della moto. Si costeggia Mery Creek e si arriva in una penisola a forma di fumetto: Mery Point. La strada finisce tuffandosi su Francis Bay, dove ha inizio il Sir Francis Drake Channel, che separa le Isole Vergini americane da quelle Inglesi.
Salendo per un ripido sterrato pieno di buche, o forse viste le dimensioni si possono chiamare crateri, si arriva a Maho Hill da cui si domina la sottostante baia.
Qui c’è una struttura turistica, piccole casette in legno su palafitte, stile giovani marmotte, con pareti vetrate su tre lati, un letto ed un cucinino, bagni in comune. Tutte le abitazioni sono collegate da una serie di scalinate, sempre in legno, e da una miriade di sentieri che dir ripidi è poco.
Si torna indietro per un tratto, poi si prosegue per Coral Bay, all’altra estremità dell’isola, qui le strade non sono sempre asfaltate e non sai mai dietro una curva o in cima ad una salita cosa puoi trovare. La baia è un porto naturale affollata da tante barche alla fonda. Parte della stessa è inserita all’interno del V.I. Coral Reef N.M..
Per tornare verso il punto di partenza bisogna tagliare per le colline interne, anche qui tutto salita e discesa, non esistono tratti pianeggianti. Nel punto più alto, Mamey Park a 350 metri di altezza, un ultimo sguardo alla baia, poi via.





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La seconda parte di uno splendido diario di viaggio.
Complimenti per il racconto e le bellissime fotografie.
Adesso non ci rimane altro che partire alla scoperta di questo paradiso!