Arcipelago svedese, in cima al Valfjäll. Da una parte la Svezia, e dall’altra la Norvegia. Sotto di me, il verde degli alberi di lime e una piccola chiesetta di legno. In lontananza, un mondo multi-insulare carezzato dalle onde del Kattegat che inzuppa terra e scogli, e l’isolotto di Ursholmen, con il suo faro. Da quassù, è sufficiente un movimento per vedere un nuovo angolo di natura abitata sulle Isole Koster.
Per arrivare qui, mi sono imbarcato su un traghetto al porto Norra hamnen di Strömstad. Come per la maggior parte dei ferry in Svezia, il biglietto si fa a una macchina automatica a ridosso del molo. Pagamento in contanti o addirittura con carta di credito. Anche se la cifra è bassa.
Sarei dovuto scendere a Långegärde, ma grazie all’intervento di un membro dell’equipaggio, ho capito che la fermata giusta è quella successiva: Ekenäs. Arrivato un po’ prima dell’orario previsto, ne ho approfittato per fare un giro nei dintorni. Parcheggiate poco distanti dall’approdo, ho visto centinaia di biciclette. Tutte aperte, senza lucchetto. Oltre a loro, c’era uno strano mezzo. Una specie di moto, con un portapacchi davanti.
“Si chiama flakmoppe. Utilizziamo questi mezzi per trasportare un po’ di tutto”, mi spiega Helena von Bothmer, la guida che stavo aspettando, e sopraggiunta proprio a bordo di uno di questi autoveicoli. È un’agronoma, e insieme al marito si è trasferita sulla Koster Sud, comprando della terra e mettendo in piedi un’azienda dove preparano prodotti naturali.
Sulle due isole vivono trecento persone durante la stagione invernale, e trecentomila d’estate. “Una volta – aggiunge Helena – si pescava di più. Fino all’800, per esempio, c’era molta abbondanza di aringhe. Purtroppo l’Unione Europea ha permesso l’uso di barche di grande stazza che rovinano i fondali”
A risolvere il problema, per fortuna, ci ha pensato la Svezia, creando su queste due isole, la Koster Nord (di appena quattro km quadrati) e la Koster Sud (otto), il Kosterhavet. Il primo parco marino della nazione scandinava. Un ecosistema fatto di varie migliaia di specie botaniche. Sia in superficie, che sott’acqua. Dove si arriva a quasi 250 metri di profondità.
A dispetto del vento e della pioggia che hanno rovinato il mio sbarco sulla quasi estremità dell’arcipelago svedese, Helena mi ha invitato a montare in sella e partire. Ho avuto bisogno di qualche minuto di confidenza. La bicicletta svedese non ha freni (si usano i piedi) e il manubrio ha una diversa aerodinamica. I pedali non girano all’indietro, e il rischio è di spingere troppo senza controllare poi il mezzo.
La strada sterrata, era piacevole. Arrivato all’indicazione per il Valfjäll, ho abbandonato la bici sotto un albero e ho iniziato a salire. Le sferzate del vento piovigginoso non davano tregua. Nel camminare su una scalinata di legno, mi son voltato di continuo per ammirare il verde delle brughiere e dei boschi. In mezzo a loro, ho visto spuntare una chiesetta in legno. Attualmente in restauro.
Arrivato in cima, dove mi trovo ora, ammiro l’orizzonte. Seguendo il tracciato della scogliera, da una parte vedo la Svezia, e dall’altra la Norvegia. Con lo sguardo vago alla ricerca delle spiagge di Rörvik, e della più grande Kilesand. Cerco un bagliore del faro di Koster Nord, rimesso in funzione dopo oltre un secolo di inattività. Resto ancora lì. In piedi. Bagnato. Mentre domino le Isole Koster.
INFORMAZIONI UTILI:
Dove alloggiare: Sydkoster Hotell Ekenäs




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