Sono giorni che il sole non dà tregua, e anche questa mattina non sembra essersi risparmiato dando il meglio di sé e imprimendo per sempre nella memoria il ricordo di un’aria torrida in questo viaggio per la Sardegna. È prima mattina, la sveglia oggi è puntata presto e tutto è pronto per il tour dell’Asinara.
Sono bastate due foto a convincermi a partire: quella di un simpatico asinello albino, animale tipico della zona e simbolo dell’isola, e quella del fantastico 4X4 che mi avrebbe condotto in esplorazione del Parco Nazionale e delle sue meraviglie. Invocando l’aiuto del dio Tempo per non arrivare in ritardo all’appuntamento per l’imbarco a Stintino (Ss), riesco a non trovare traffico e a conquistarmi uno dei posti migliori per godere la vista delle acque limpide e cristalline del mare.
Sbarcati a Fornelli, il molo meridionale dell’isola, insieme al gruppo che mi accompagna visito il vicino Centro per il Recupero delle tartarughe marine. Mi guardo intorno e sorrido, scorgendo i volti di bambini e adulti completamente affascinati dal racconto degli esperti e dalla storia di Manila, la prima caretta caretta curata e liberata dal Centro, ormai sei anni fa.
Risaliamo sulla jeep pronti a partire per la prossima tappa del nostro viaggio: l’ex colonia penale dell’Asinara, divenuta nel ‘77 penitenziario di massima sicurezza, dimora coatta di brigatisti, mafiosi e camorristi. Fa un certo effetto entrare nei corridoi, ormai deserti, di questo posto fuori dal mondo: celle minuscole e completamente spoglie, sprangate con pesanti inferriate di colore blu, dalle cui grate, per uno strano scherzo dell’immaginazione, sembra possa ancora apparire il viso di qualcuno in carne ed ossa.
Una sensazione che non mi piace per niente, ma a cui non posso fare a meno di pensare, fantasticando sulle vicende umane di carcerati e secondini che per decenni hanno popolato le mura di questa Alcatraz di casa nostra. Con l’animo un po’ scosso dalla visita, rientriamo sul fuoristrada, direzione Cala Reale. Stare in equilibrio sulla jeep non è cosa da poco, i miei muscoli già protestano, ma ne vale la pena: il paesaggio è impareggiabile, e l’azzurro del mare e del cielo paiono giocare a nascondino ad ogni curva.
La strada che attraversa la zona, sottoposta dalla direzione del Parco a regime di tutela integrale, è l’unico accesso per raggiungere il nord dell’isola, e tutt’intorno, da Cala Sant’Andrea a Cala di Scombro di Dentro e di Fuori, la natura è quasi intatta nella sua unicità, rustica e selvatica.
Dopo aver visitato il borgo di Cala Reale e aver effettuato una breve sosta per il pranzo nel lecceto di Elighe Mannu, siamo pronti a ripartire, lasciandoci alle spalle il bosco e la sua frescura, per dirigerci verso Punta Scomunica, la cima più alta dell’isola.
La jeep si arrampica sulle strade impervie, arrancando a fatica sullo sterrato per raggiungere la vetta, e un silenzio di apprensione inizia a insinuarsi tra i passeggeri. Appena giunti a destinazione, la tensione si scioglie come neve al sole: il panorama è magnifico. Da Punta Scomunica si vede l’isola in tutta la sua lunghezza, una striscia di terra nell’immensità cerulea di cielo e mare, chiusa a nord dal faro di Punta Scorno e a ovest da Cala d’Arena, riserva naturale e marina a tutela integrale, che custodisce spiagge dai colori caraibici e un habitat incontaminato.
Un assaggio di questo paradiso ci è concesso, poco dopo, nella breve sosta a Punta Sabina, meravigliosa caletta a sud di Cala d’Arena. Il tuffo nelle sue acque da piccola laguna blu è d’obbligo e miriadi di pesci, per nulla spaventati dalla nostra presenza, ci danno il loro singolare benvenuto, nuotandoci intorno indisturbati. Anche le cose belle, però, hanno una fine: è ora di rientrare a Fornelli, dove ci attende il traghetto che ci riporterà a Stintino. Tutto, prima o poi, finisce, è vero. Ma i ricordi, quelli non moriranno mai.





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