Ghiacciai. Fiumi d’argento. Pianure. Distese laviche. Nuvole galleggianti. Quadro impressionista tra sfumature e mistero. Aere atlantico da ogni direzione. Il fumo dei geyser vorrebbe rapirmi. Dalle scogliere avvisto balene e delfini. I blocchi di ghiaccio galleggiano nell’orizzonte. Manca solo l’arcobaleno. Aspetterò la fine di questa giornata. Lassù. All’estremo nord d’Europa. Una sola parola: Islanda.
Arrivare sempre più su. A nord della Gran Bretagna. Sotto la Groenlandia. Collocata sulla dorsale medio-Atlantica, la piccola Repubblica d’Islanda è il paese meno popolato d’Europa con neanche centoventimila abitanti su di un territorio complessivo di poco più di centomila chilometri quadrati.
Nell’era della Guerra fredda la capitale islandese divenne teatro di uno dei più importanti incontri della storia. L’11 ottobre 1986 infatti, gli allora presidenti dell’URSS, Michail Gorbaciov, e degli USA, Ronald Reagan, s’incontrarono a Reykjavík, la capitale, per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Un momento storico per le sorti dell’umanità, all’epoca vissuta sotto la costante minaccia di una Guerra Nucleare tra i due Blocchi mondiali.
Storia a parte, l’Islanda pare l’anticamera dei domini incontaminati di Madre Natura. Solo i colori dei cieli mattutini potrebbero bastare per creare nuovi monumenti d’incanto. Vedere i cavalli brucare l’erba o una pecora che sonnecchia vicino alle abitazioni, trasmette una sensazione di calore dalla fisionomia dolcemente interiore.
In un simile contesto non potevano non mancare i parchi nazionali. Quattro i principali. Il Thingvellir, “simbolo della coscienza islandese”, situato in una valle tettonica fra le placche continentali Americana ed Europea, e il Lago di Thingvellir, che ospita specie ittiche introvabili in qualsiasi altra parte del mondo.
Il Parco Nazionale di Snaefellsjokull si trova ai piedi di un vulcano e di un ghiacciaio. Il Parco Nazionale di Jokulsàrgljùfurè si è formato da torrenti che scorrono dal ghiacciaio Vatnajokull e ospita Dettifoss, una delle cascate più grandi d’Europa. Infine, il Parco Nazionale di Skaftafellsi, caratterizzato da un’oasi verde fra lande sabbiose emerse dal ghiaccio.
Prendo la mia tavolozza di colori, e improvviso un ritratto del mare che si riversa sopra la terra. Non riesco. Lo cancello, e riprovo. Vado avanti fino a sera. Le onde mi paiono soffici, e con il suono del vento percepisco l’impressione che mi stiano chiamando per nome.
Saziato il palato visivo, non mi resta che lanciarmi in quelle del gusto. Non ci sono dubbi, vengo dirottato verso l’agnello affumicato del lago Mývatn. L’aroma è invitante, il sapore scivola come una cascata di queste parti, verso il centro del mio piacere. Con un po’ di sorpresa, passo alla cioccolata, una delle specialità locali più prelibate.
Mi distendo in mezzo a una radura. Resto immobile. Con gli occhi rivolti all’infinito. Ecco lo spettro di colori del cielo. Mi addormento così.
Foto di Riccardo Zipoli.





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