Il profilo della houseboat si increspa nello Shannon. Attraccata nel molo di Killaloe, la barca ondeggia mentre salgo a bordo. Entro nella cabina e provo a mettere in moto: schiaccio il bottone rosso del contatto e giro la chiave. Dalla poppa esce un rumore sordo e una nuvola azzurrognola di gas.
Dopo aver issato gli ormeggi, muovo appena il timone e mi stacco dalla banchina. Il fiume scorre lento. Lo navigo controcorrente verso nord, e passo sotto una delle tredici arcate del ponte in pietra che unisce le contee di Tipperary e del Clare e i paesi gemelli di Ballina e Killaloe.
Lì, proprio all’estremità dell’ultima campata, sorge l’Heritage Centre. Dentro al piccolo edificio, che ho visitato ieri, pannelli touch screen raccontano la storia di questi luoghi che è anche la storia dell’Irlanda.
L’arrivo della Cristianità sull’isola e l’inizio della cultura e delle tradizioni monastiche, le invasioni e le razzie dei vichinghi e le gesta di un capo guerriero irlandese che si oppose alla loro ferocia, vincendoli: Brian Boru.
Questo era il regno dell’uomo che per primo, intorno all’anno Mille unì sotto la bandiera dei tre leoni rossi l’Isola, divenendone Ard Ri, l’Alto Re d’Irlanda. E ancora oggi è uno dei simboli e dei personaggi più amati nella terra di Erin.
Poi, camminando per le stradine strette e colorate di Killaloe sono arrivato alla Cattedrale. Costruita dalla potente famiglia degli O’Brien nel XIII secolo, la chiesa custodisce vicino al portale, il fusto di una croce: la Thorgrim’s Stone. Sulla pietra del periodo paleocristiano ci sono i caratteri runici dell’antico scandinavo e quelli dell’ogham irlandesi.
Prendendo la via principale che dal molo si alza verso la collina, sono arrivato sul piazzale da cui si gode l’orizzonte. Nei giorni limpidi, a ovest si vede il profilo ripido delle Slieve Bernagh Hills, mentre a est si alzano le Arra Mountains. Dabbasso, il Lough Derg dove mi trovo ora io a bordo della houseboat, le riflette.
Affronto con prudenza le sue acque mischiate a quelle dello Shannon, il più lungo sistema navigabile di tutte le isole britanniche. L’aiuto di Sean nell’insegnarmi i trucchi del mestiere è stato prezioso ieri, quando insieme abbiamo provato la barca prima che me la affittasse e consegnasse stamane con il diario di bordo e un buffo cappello bianco per farmi sentire “lupo d’acqua dolce”.
L’imbarcazione non è difficile da manovrare e a ogni miglio mi sento più sicuro. Il fiume è poco trafficato: a farmi compagnia il volo radente di qualche gabbiano, alcuni curraghi di pescatori e il paesaggio incantato delle rive.
Passo davanti ai resti di Kincora, il palazzo di Brian Boru che aveva scelto questo luogo per la sua posizione strategica e per impedire ai drakar, le famose navi vichinghe, di risalire lo Shannon e fare razzie. Fu lui nel 1014 che li sconfisse nella battaglia di Clontarf.
Più avanti scorgo nel cielo adesso limpido, i contorni della Holy Island, sede di un insediamento monastico fondato da San Caimin nel VII secolo. Anche questo sito venne più volte depredato dagli uomini del Nord, ma tornò al suo splendore durante il regno di Boru.
L’isola ospita una torre a pianta circolare alta oltre 27 metri che mi ricorda molto quella di Glendalough. Ci sono anche quattro cappelle antiche: una di loro ha al suo interno un arco romanico e un’iscrizione in antico irlandese: “Pregate per Tornog, che realizzò questa croce”.
Proseguo il mio viaggio sino a quando non trovo una rientranza adibita a piccolo molo dove posso attraccare. Sean me l’aveva detto: “Lungo la riva ne troverai molti, manovra con calma e assicurati di legare bene la barca”.
Seguo i suoi consigli e dopo aver stretto e ristretto i nodi e fissato la houseboat, apro la dispensa sottocoperta per preparami la cena. La notte cala rapida sul fiume: dall’oblò vedo i raggi della luna allungarsi sulle acque calme dello Shannon.





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